Elezioni Presidenziali in Cile: Ecco cosa sta succedendo.

Per due anni una parte della popolazione cilena ha richiesto le dimissioni del presidente Sebastián Piñera al suo secondo mandato, iniziato nel 2018, e l’elezione di una nuova Assemblea costituente con il desiderio di cambiare la Costituzione vigente che risale alla dittatura del generale Pinochet. Fino ad ora non è mai stata del tutto cambiata (nel 2005 ci fu solo una parziale revisione con il presidente socialista Ricardo Lagos). A lungo e senza successo Piñera ha tentato un dialogo con le altre forze politiche. A tale dialogo si sono, però, rifiutati a prenderne parte perlopiù la scena politica che va dal centro-sinistra alla sinistra come il Partito Comunista cileno, il PH (Partito Humanista) e Convergencia. È fondamentale analizzare la storia contemporanea del Cile per comprendere le motivazioni che hanno spinto la popolazione a scendere nelle piazze.

Le proteste sono state causate da fattori come l’alto costo della vita, le basse pensioni, la scarsa qualità dell’istruzione, i prezzi elevati per cure mediche e farmaci e il discredito dell’élite politica e imprenditoriale. Nonostante ciò, bisogna dire che il Cile è il Paese più stabile dell’America latina e con il reddito pro capite più alto. Infatti, molti Colombiani, Argentini e Venezuelani ogni anno decidono di migrare in Cile nella speranza di un tenore di vita migliore che viene effettivamente trovato. Inoltre, detiene il tasso di omicidi più basso del Sud America. Nonostante ciò, il Cile ha svariati problemi strutturali che hanno portato a varie proteste nel corso dell’ultimo decennio. Dal 2011 al 2013 ci furono grandi mobilitazioni studentesche per richiedere una riforma dei finanziamenti del sistema scolastico cileno. Tra i paesi dell’Ocse il Cile è quello dove il rapporto tra spesa privata e spesa pubblica per l’istruzione è più alto, superiore agli Stati Uniti d’America. Le tasse universitarie, in valore assoluto, sono le più onerose dopo Inghilterra e Stati Uniti.

Tra i bersagli dei manifestanti c’è il modello economico “neoliberista” dei Chicago boys ideato, appunto, da un gruppo di giovani studenti cileni che si formarono all’università di Chicago e che ebbero come professore l’economista Milton Friedman. Al loro ritorno in Sud America ricoprirono varie cariche politiche e istituzionali all’interno della dittatura di Pinochet (11 settembre 1973 all’11 marzo 1990). Molti di loro, continuarono a avere cariche chiave dell’economia come quelle all’interno della Banca Centrale del Cile anche dopo la caduta della dittatura. Uno dei Chicago Boys fu il fratello di Sebastiàn, José Piñera, economista di fama mondiale, fu ministro del Lavoro e delle Miniere dopo il golpe del 1973 nei confronti di Allande. Il modello portato dai Chicago Boys basato sul libero mercato e sul laissez-faire portò a molti benefici, tanto che le conseguenze portarono al fenomeno del “Miracolo Cileno”. Secondo vari analisti, la ricchezza del Cile è aumentata esponenzialmente negli ultimi trent’anni e ciò ha portato a mantenere un assetto politico stabile, ma non ha risolto la mobilità sociale e dello sviluppo di una classe media, che sono due fattori fondamentali senza i quali nessun equilibrio politico può reggere nel lungo periodo.

Si può dire che le proteste degli ultimi due anni siano la conseguenza e l’accumulo di problemi che il Cile si porta dietro ormai da decenni. Le proteste dell’ottobre del 2019 sono scattate dopo la decisione del governo di alzare il prezzo dei biglietti dei servizi pubblici. Un gruppo di ragazzi delle superiori e dell’università decisero di saltare i tornelli della metropolitana come segno di protesta e in molti decisero di seguire il loro esempio, compiendo la medesima azione. Inizialmente il governo non prese molto seriamente la questione, ritenendo che a protestare fosse una parte marginale della popolazione composta perlopiù da teppisti. Il giorno dopo, però, nelle piazze decisero di recarsi in segno di protesta centinaia di migliaia di persone. Una parte dei manifestanti, la frangia più estremista e violenta, negli ultimi due anni ha deciso di compiere una serie di atti vandalici arrivando ad incendiare la sede dell’Enel e anche varie Chiese e appiccando altri incendi in giro per la città.

Per la prima volta, dopo la dittatura conclusasi nel 1990, il governo ha deciso di rispondere a tali manifestazioni schierando più di 10 mila soldati e i carri armati. Piñera ha denunciato che i gruppi violenti che hanno messo a ferro e fuoco il Paese sono «in guerra contro tutti i cileni che vogliono vivere in democrazia. Per tale motivo un’altra misura presa dall’esecutivo è stata quella di stabilire un coprifuoco che si è poi andato a sommare a quello del Coronavirus. La Camera dei deputati, anche abbastanza celermente, ha approvato il disegno di legge per annullare l’aumento dei prezzi della metropolitana della capitale ma ciò non ha portato alla conclusione

delle proteste, dato che i motivi del dissenso popolare sono più profondi e spiegati anzitutto alla luce della storia nazionale cilena, in particolare degli ultimi cinque decenni di essa.

Il referendum dell’ottobre 2020 ha stabilito che entro il 2022 dovrà essere sostituita da una nuova carta costituzionale: il 78,12 per cento dei votanti si è espresso a favore. A maggio 2021 è stata eletta l’Assemblea costituente la cui maggioranza è rappresentata da forze progressiste di sinistra. Tale assemblea avrà il compito di redigere la nuova carta costituzionale, ed entro il giugno 2022 si svolgerà il referendum confermativo per la nuova costituzione.

La Costituzione del 1980, quasi come una matrioska russa, conteneva dentro di sé due diverse Costituzioni: oltre a quella destinata a reggere a regime lo Stato cileno, essa includeva infatti una disciplina speciale, fissata dalle disposizioni transitorie, che rinviavano di ben dieci anni l’effettiva entrata in vigore delle norme “a regime”: solo nel 1990, infatti, sarebbe stato eletto un Parlamento aperto alle varie forze politiche, mentre fino a quella data la Giunta militare avrebbe conservato il potere costituente e quello legislativo. Dal 1990, dunque, le forze politiche hanno tentato più revisioni, ma mai sono riuscite ad eliminare del tutto i residui elementi autoritari della dittatura e la politica economia di stampo liberale. La richiesta di avviare un nuovo processo costituente va collocata su questo sfondo.

Il 21 novembre si sono tenute le elezioni del presidente e per il rinnovo del Parlamento (Camera dei deputati e Senato). A breve, il 19 dicembre avrà luogo il turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali dato che due candidati hanno raggiunto più del 20% dei voti: José Antonio Kast e Gabriel Boric. Il primo ha ricevuto il 27,91% (1.961.122 voti) e il secondo il 25,83 % (1.814.809 voti). Il Presidente della Repubblica viene eletto a suffragio universale per 4 anni con il majority system e vince il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi a livello nazionale. Se nessun candidato riesce ad ottenere la maggioranza richiesta, si procede ad un secondo turno di ballottaggio tra i primi due. Le elezioni hanno dell’incredibile dato che Kast (Partito Repubblicano), cresciuto nel grembo della destra pinochetista, ha ricevuto più voti di Boric che si è candidato con Convergencia Social (fu particolarmente coinvolto nel movimento studentesco del 2011). In un anno, pare sia cambiato il desiderio di rappresentanza politica del corpo elettorale. L’Assemblea costituente che è stata votata solo nel 2020 è perlopiù di centro-sinistra. Kast in quelle elezioni non era riuscito a far eleggere nemmeno un membro del suo Partito Repubblicano. Pare, dunque, che l’aria in Cile sia cambiata dopo una serie di avvenimenti: aumento dei flussi migratori irregolari, scontri tra polizia e manifestanti e infine armata guerriglia di gruppi Mapuche nel Sud. Probabilmente, una parte del corpo elettorale cileno vede in Kast colui che può ristabilire l’ordine perduto. Per i seguenti motivi una vittoria di Kast al ballottaggio aprirebbe un conflitto con l’Assemblea costituente che al termine dei suoi lavori, l’anno prossimo, deve consegnare a un referendum confermativo un testo completo.

Kast si contrappone alle riforme socialdemocratiche di Boric e degli altri candidati, che sarebbero pagate dal fisco, e punta invece alla riduzione delle tasse. Kast ha fatto della lotta alla criminalità e all’immigrazione due dei punti forti del suo programma. Inoltre, si oppone all’aborto in tutte le circostanze, impegnandosi a revocare la legge del governo di Michelle Bachelet che autorizza l’aborto nei casi di stupro o di pericolo per la vita della madre. Sulle questioni economiche, propone di ridurre la spesa pubblica, tagliare le tasse, dare la massima libertà ai mercati finanziari e posticipare l’età pensionabile. Si rifà al modello dell’economista americano Milton Friedman e dei i Chicago Boys, di cui suo fratello, Miguel Kast, ne faceva parte ed è anche stato ministro e direttore della Banca Centrale del Cile durante la dittatura militare. Ritiene che “una società che favorisce l’uguaglianza sulla libertà non avrà nessuna delle due”. Visione, dunque, totalmente antitetica a quella del suo rivale Boric, il quale fa proprie tutte le istanze della protesta e fa promesse da populista. Kast, invece, definisce i manifestanti più radicali dei terroristi e promette di dare loro la caccia. Subito dopo il primo turno ha dichiarato “La mia candidatura è l’unica in grado di riportare la pace nel Paese. Boric e il Partito comunista vogliono liberare i vandali che distruggono e sono dalla parte dei terroristi assassini”.

Per tornare a Boric, egli ha affermato che “Kast rappresenta lo spirito totalitario e fascista della dittatura di Pinochet” e che “non possiamo permettere il fascismo di Kast”. Egli promette di rivedere i contratti collettivi, di aumentare le pensioni e di alzare il reddito medio, ma senza un vero e proprio piano economico. Nel caso in cui verrà eletto, probabilmente, avrà una posizione più moderata. Cambiare radicalmente un’economia

liberale in socialista e/o comunista sarebbe molto rischioso. La situazione politica in Cile è molto complessa e tali elezioni potrebbero portare ad una maggiore polarizzazione e nel caso della vittoria di Kast ad ulteriori scontri.

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