Presidente della Repubblica: possibili scenari.

L’elezione del nuovo capo dello Stato è alle porte e sia la politica sia i giornali mettono sempre più al centro del dibattito pubblico il tema dell’elezione del Presidente.
Stabilire già da adesso chi sarà il futuro inquilino del Quirinale è molto complicato dato che la situazione è in continua evoluzione e i fragili compromessi partitici continuano ad oscillare facilmente. Assistiamo a continue dichiarazioni da parte dei capi di partito, talvolta sembrano aprire ad un dialogo, altre volte invece sono molto contrastanti tra loro, anche tra segretari della stessa coalizione.
Prima di esporre gli scenari più probabili è doveroso spiegare come funziona, in termini tecnici, l’elezione del Presidente della Repubblica.

L’articolo 83 della Costituzione Italiana stabilisce che: Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune. Ai deputati e ai senatori si aggiungono poi 58 delegati regionali, ogni consiglio regionale elegge tre delegati, i quali parteciperanno all’elezione del Presidente, la Valle d’Aosta elegge un solo delegato. È il Presidente della Camera dei deputati a convocare il Parlamento in seduta comune più i delegati regionali, trenta giorni prima della scadenza del mandato del Presidente attualmente in carica. Le ipotesi più recenti indicano una data tra il 18 e il 22 gennaio come prima votazione possibile.                                                                                                                                  

La votazione avviene a scrutinio segreto. Per i primi tre scrutini è necessaria una “maggioranza qualificata” ossia dei 2/3 dei membri del Parlamento. Dal quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta. Per l’elezione 2022, i primi tre scrutini richiederanno dunque un quorum di 671 voti, dal quarto il quorum si abbasserà a 504 voti. Quando viene nominato il nuovo capo dello Stato, esso rimane in carica per sette anni e i ruoli che ricopre sono fondamentali per il mantenimento dell’assetto politico e costituzionale del Paese. Proprio per il fatto di essere colui che si fa garante della Costituzione e promulga le leggi emanate dal Parlamento, l’elezione del Presidente è forse la più importante tra tutte. Con l’attuale composizione del Parlamento, la coalizione di cdx avrebbe 451 voti, Pd e M5S insieme avrebbero 420 voti, Italia Viva 43, 6 senatori a vita e altri 88 voti del gruppo misto che va da Liberi e Uguali a Italexit di Paragone. È quindi ovvio che nessuna coalizione ha i numeri necessari per eleggere da sola il prossimo Presidente della Repubblica.

Dopo aver brevemente spiegato il funzionamento dell’elezione del Presidente, andiamo a vedere quali sono gli scenari attualmente più probabili e che potrebbero presentarcisi davanti nelle prossime settimane.

È ormai quasi sicuro che Sergio Mattarella, l’attuale Presidente della Repubblica, non correrà per un nuovo mandato. Sono state tante le occasioni in cui Mattarella ha fatto capire, attraverso dichiarazioni talvolta forti, che non è disponibile a continuare per altri sette anni a svolgere il ruolo di garante della Costituzione. L’ultimissima dichiarazione è stata quella fatta alla Farnesina in occasione della XIV Conferenza degli ambasciatori e delle ambasciatrici d’Italia nel mondo. Mattarella, nel rivolgere gli auguri al corpo diplomatico per le imminenti festività ha dichiarato: “questa è l’ultima occasione in cui posso rivolgermi alla vostra comunità”. Anche durante la prima dell’opera alla Scala di Milano, nonostante i lunghi minuti di applausi della platea, Mattarella fece capire di non essere disponibile alla rielezione.

Sicuramente, Sergio Mattarella era un nome che avrebbe potuto mettere d’accordo buona parte dei partiti e che avrebbe abbastanza facilmente ottenuto il secondo mandato. Senza la sua disposizione, la situazione è più tesa e i nomi in ballo sono diversi.

Un nome molto chiacchierato è sicuramente quello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi. Per Draghi sarebbe il coronamento di una carriera professionale molto proficua. Da presidente della Banca d’Italia a presidente della BCE, per poi diventare Presidente del Consiglio e terminare la carriera come Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato. Draghi potrebbe inoltre godere di un forte appoggio da più parti. Ne è testimonianza il fatto che il Governo Draghi è sostenuto da tutti i partiti maggiori fatta eccezione di Fratelli d’Italia. Anche se Fratelli d’Italia fa parte dell’attuale opposizione potrebbe comunque appoggiare il nome di Draghi. E questo potrebbe avvenire per una questione di consenso elettorale molto complicata. Essendo Draghi una personalità molto forte, l’opposizione fa fatica ad ottenere un consenso andando contro la figura dell’attuale premier italiano. Se Draghi diventasse Presidente della Repubblica, la carica di Presidente del Consiglio andrebbe ad una personalità sicuramente meno forte rispetto a Draghi e questo potrebbe portare ad un forte ritorno in termini di consenso elettorale a Fratelli d’Italia e in generale a tutta la coalizione di centrodestra.

Non è però tutto così facile. Molti leader politici vogliono che Draghi resti a Palazzo Chigi e questo perché esso è ritenuto una delle poche personalità in grado di risolvere e attuare le questioni più urgenti, prime su tutte lo stanziamento dei fondi del “Next Generation Eu”, l’attuazione del conseguente “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, e l’uscita del Paese dalla crisi sanitaria ed economica.

Mario Draghi: Presidente del Consiglio
Mario Draghi: Presidente del Consiglio

Inoltre, stando agli ultimi sondaggi “ipsos”, la maggioranza dei cittadini italiani (67%) ritiene che Draghi dovrebbe rimanere Presidente del Consiglio. Solo il 18% preferirebbe che Draghi venisse eletto al Quirinale. Questo la dice lunga su quanto sia alto il grado di approvazione dell’attuale Premier tra i cittadini italiani. Secondo gli ultimi sondaggi quasi 2 italiani su 3 (65%) approvano l’operato di Draghi a Palazzo Chigi; un risultato con ben pochi precedenti. Dunque, l’elezione di Draghi sarebbe sicuramente la più complicata; oltre al fatto che i leader politici della maggioranza si sono espressi contrariamente, se Draghi diventasse Presidente della Repubblica bisognerebbe trovare un nuovo Presidente del Consiglio e affrontare tutti i rischi che questa manovra comporta, incluso il rischio delle elezioni anticipate.

Altro nome molto dibattuto è quello del Cavaliere Silvio Berlusconi. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è stata l’unica che ha fatto un vero e proprio endorsement su Berlusconi. Al raduno di Fratelli d’Italia di Atreju ha dichiarato che “è l’ora di eleggere un presidente che sia un vero patriota”. Secondo Meloni, Berlusconi rappresenterebbe bene il profilo di patriota. La Lega di Matteo Salvini seguirebbe sicuramente a ruota Fratelli d’Italia e ovviamente anche Forza Italia dello stesso Berlusconi. Dato che nessuna coalizione ha i numeri necessari per eleggere da sola il futuro Presidente, è difficile che Berlusconi vinca se votato solo dal centrodestra. In questo caso, dunque, sarà curioso vedere le mosse di Italia Viva e dei membri del gruppo misto che potrebbero essere decisivi per l’elezione di Berlusconi.

Oltre ai nomi più conosciuti di Mattarella, Draghi e Berlusconi ci sono molte altre personalità in lizza che i partiti stanno discutendo e contrattando. Tra queste ci sono tre nomi di donne che potrebbero diventare la prima Presidente della Repubblica donna della storia: Liliana Segre, Maria Elisabetta Casellati e Marta Cartabia.

Liliana Segre, anche se voluta da buona parte degli italiani, ha già fatto capire di non essere disponibile dichiarando: “non ho le competenze e ho 91 anni”. Diversa è la situazione della Casellati, la quale potrebbe essere appoggiata da tutto il centrodestra (anche se il nome più in voga è sicuramente quello di Berlusconi), da Italia Viva e molti del gruppo misto. Per quanto riguarda Marta Cartabia è un nome curioso: essa potrebbe sicuramente essere votata dal centrodestra in quanto si è sempre accostata agli ambienti cattolici di comunione e liberazione e non ha mai nascosto la sua contrarietà alle riforme più progressiste quali il matrimonio egualitario, l’eutanasia e la liberalizzazione della cannabis. D’altra parte, è un profilo indiscutibilmente super partes, patriota ma anche europeista, Presidente della Corte costituzionale dal 2019 al 2020, giurista e professoressa di diritto costituzionale d’eccellenza e attualmente ministra della giustizia del governo Draghi. Per questi motivi potrebbe essere un buon compromesso tra destra, sinistra e centro. L’unico politico italiano ad aver espresso una forte preferenza per la Cartabia è stato tuttavia solo Carlo Calenda. Il nome della Cartabia rientra comunque tra i più forti.

A queste tre donne si aggiunge anche il nome di Emma Bonino, la quale però è molto più difficile che possa accordare più parti.

Altri nomi che sono circolati sono quelli di Gianni Letta, Pierferdinando Casini e Giuliano Amato. Tre uomini di indubbia esperienza politico istituzionale. Tra i tre il più giovane (e attuale membro del Parlamento italiano) è Pierferdinando Casini, il quale potrebbe invece accordare più grandi elettori data la sua carriera politica trasversale. Dalle voci provenienti dal Senato sembra che Matteo Renzi sia molto attivo sul nome di Casini.

Ci sono, come abbiamo visto, tanti nomi in ballo. Le contrattazioni si infittiscono, i partiti non danno però l’impressione di trovare una quadra ma piuttosto di vagare nel buio. È inoltre più che possibile che nessuno dei nomi fatti diventi effettivamente il prossimo Presidente come è anche possibile che si andrà avanti per molto tempo con le votazioni. Certamente, in una situazione di emergenza come quella attuale sarebbe meglio dare un po’ più di sicurezza. Staremo a vedere quali scenari si presenteranno più forti e probabili nelle prossime settimane.

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