Lui è Ferenc Venturelli «Eterno»

Chi è Eterno: Ferenc Venturelli (@officialeterno), copertina dell’intervista di Politicare

In breve

  • Chi è: per tutti è «Eterno», all’anagrafe Ferenc Venturelli. Ha vent’anni, vive a Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, e studia all’università.
  • Social: @officialeterno su Instagram, con oltre 100mila follower.
  • Partito: attivista della Lega fino a luglio 2026, oggi in Futuro Nazionale.
  • Temi: immigrazione, Islam e leggi dello Stato, sicurezza.
  • Altri profili: tutti i giovani della politica raccontati da Politicare

Chi è Eterno

Sui social tutti lo conoscono come «Eterno»: su Instagram e su YouTube il suo profilo è @officialeterno. All’anagrafe è Ferenc Venturelli e ha vent’anni. Il nome è ungherese: i suoi genitori vivevano in Ungheria quando è nato. «Eterno» era il nome d’arte con cui faceva musica. Oggi è il nome dei suoi video politici, che su Instagram seguono oltre 100mila persone.

A luglio ha lasciato la Lega ed è passato a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. A settembre ha bruciato una copia del Corano in un video, e Vannacci ha preso le distanze. A ottobre la Questura gli ha vietato di avvicinarsi all’evento dei Giovani Palestinesi a Bologna. Gli abbiamo chiesto di tutto questo.

Dalla musica ai video: «Ho sentito il dovere di agire»

«Eterno» era il tuo nome d’arte quando facevi musica. Come sei passato dalle canzoni ai video politici?

Ho scelto di passare dalla musica ai video politici perché stanco di ciò che accade, e continua ad accadere, nelle nostre strade e nelle nostre città. Ho sentito il dovere di agire, convinto che mostrare il vero volto di determinate persone sia fondamentale per accrescere la consapevolezza collettiva. C’è chi ritiene inutile ciò che faccio, ma credo fermamente che portare alla luce certe realtà sia il primo passo per comprenderle davvero.

Ho sentito il dovere di agire.

Ferenc Venturelli «Eterno»

Fuori dai social: «Io resto me stesso»

Hai vent’anni e più di 100mila persone ti seguono. Chi è Ferenc quando spegne il telefono?

Chi sono quando spengo il telefono? Sempre la stessa persona. Non tutto ciò che faccio trova spazio sui social: li utilizzo per mostrare alle persone ciò che ritengo essere la verità, ma la mia identità non dipende da ciò che pubblico. Rimango il ragazzo che esprime online le proprie idee, anche lontano dalle telecamere. In questo ambito non si dovrebbe recitare una parte. C’è chi sceglie di fingere? Non è un problema che mi riguarda: io resto me stesso, nel bene e nel male, che piaccia oppure no.

Io resto me stesso, nel bene e nel male, che piaccia oppure no.

Ferenc Venturelli «Eterno»

Dalla Lega a Futuro Nazionale

A luglio hai lasciato la Lega per Futuro Nazionale. Cosa hai trovato in Vannacci che nella Lega non c’era?

Ho lasciato la Lega perché ho ritenuto che alcuni dei valori che ne avevano motivato la mia adesione fossero stati traditi, una convinzione che si è ulteriormente consolidata dopo il voto favorevole del partito sull’eutanasia. In Vannacci ripongo la speranza che riesca a mantenere gli impegni assunti e a perseguire le proprie idee senza lasciarsi condizionare da pressioni esterne.

Oggi sento di avere maggiore libertà di esprimere me stesso, con meno ostacoli e senza il bisogno di piacere a tutti: nessuno può riuscirci. Ciò di cui non sento la necessità è avere accanto persone che, come il mio ex segretario provinciale Roberto Salati, hanno mostrato disapprovazione nei confronti di ciò che facevo e che, a quanto mi sembra, continuano a parlare di me nonostante la mia uscita dal partito.

Oggi sento di avere maggiore libertà di esprimere me stesso.

Ferenc Venturelli «Eterno»

Io preferisco guardare avanti, perché il futuro merita più attenzione del passato. Qualcuno, invece, sembra ancora fermo a ciò che è stato. Chissà, forse sente la mia mancanza?

Il Corano bruciato: «Non è teatro»

A settembre hai bruciato una copia del Corano in un video. Vannacci ha detto: «Non promuoviamo il deridere le religioni e le culture altrui». Lo rifaresti? E cosa diresti a un tuo coetaneo musulmano nato in Italia?

Alcuni quotidiani hanno riportato presunti commenti di Vannacci in merito al mio gesto legato al Corano, ma, al momento, non ne so nulla direttamente. I giornali sono liberi di scrivere ciò che ritengono opportuno; resta il fatto che la mia è stata una scelta personale, dettata dalla mia opposizione a ciò che considero una crescente prevaricazione dell’Islam nel contesto italiano.

Ritengo inaccettabile che si possa agire come se le regole comuni non valessero per tutti. Tra luoghi di culto la cui regolarità è oggetto di contestazione, preghiere negli spazi pubblici e tentativi di portare determinate istanze religiose all’interno delle istituzioni, credo sia necessario interrogarsi sul rapporto tra Islam politico, laicità dello Stato e rispetto delle leggi.

Si afferma spesso, soprattutto a sinistra, che lo Stato debba essere laico. Bene, ma allora credo sia legittimo chiedersi come si concili questo principio con l’approvazione, da parte del V Municipio di Roma, di una mozione sull’islamofobia. La questione che pongo è semplice: come garantire un’effettiva parità tra tutte le confessioni religiose, senza attribuire a una di esse una tutela privilegiata? E, soprattutto, non dovremmo prestare la stessa attenzione anche alle discriminazioni subite dai cristiani?

Lo rifarei? Mi è bastato compiere quel gesto una sola volta: non è teatro e non ho intenzione di trasformarlo in uno spettacolo. Ho voluto esprimere una posizione netta nei confronti di un testo che, nella mia interpretazione, contiene passaggi che considero incompatibili con i principi di libertà, dignità umana e uguaglianza. In Italia, uomini e donne hanno gli stessi diritti, e questo principio non è negoziabile.

Mi è bastato compiere quel gesto una sola volta: non è teatro.

Ferenc Venturelli «Eterno»

A un musulmano nato in Italia direi questo: professare la propria fede è una scelta personale e non è affar mio; ciò che conta, però, è il rispetto delle leggi dello Stato. Essere cittadini italiani significa riconoscersi nelle regole comuni e comprendere che nessuna norma religiosa può prevalere sulla legge italiana.

Il mio consiglio è semplice: dimostrate, attraverso i fatti, di rispettare le leggi e di avere a cuore il Paese in cui vivete. La convivenza è possibile quando esiste rispetto reciproco. Le mie preoccupazioni nascono soprattutto da quei contesti in cui la religione viene utilizzata per giustificare atrocità o legittimare la violenza in nome di Allah.

Le minacce e il divieto di Bologna

A gennaio hai denunciato minacce di morte. A ottobre la Questura ti ha vietato di andare all’evento dei Giovani Palestinesi a Bologna. Dove finisce la provocazione e dove comincia il pericolo, per te e per gli altri?

Già a gennaio, e non soltanto in quell’occasione, ho denunciato le minacce di morte ricevute. Non ho intenzione di fermarmi: quelle minacce precedevano il mio gesto legato al Corano e continuano ancora oggi. A mio avviso, confermano ciò che esprimo su loro.

Per quanto riguarda l’evento organizzato dai giovani palestinesi, ritengo grave che un’iniziativa che, secondo quanto mi risulta, non aveva ricevuto l’autorizzazione dell’università e durante la quale sarebbero stati pronunciati slogan favorevoli ad Hamas sia stata comunque realizzata. Per questo ho presentato un esposto, chiedendo alle autorità di fare chiarezza. Non ritengo accettabile che si celebri o si esalti il terrorismo islamista sul territorio italiano.

Io ho rispettato l’ordinanza che mi vietava di avvicinarmi al luogo dell’evento, perché credo nel rispetto della legge. Proprio per questo, però, ritengo che le regole debbano essere applicate con equità, senza disparità di trattamento.

La mia preoccupazione è che, di fronte a iniziative considerate problematiche, si intervenga con maggiore decisione nei confronti di chiunque oltrepassi i limiti della legalità, anziché scegliere la strada più semplice, imponendo restrizioni a chi, come me, manifesta apertamente il proprio dissenso. La sicurezza e il rispetto delle regole devono valere per tutti, senza eccezioni.

La sicurezza e il rispetto delle regole devono valere per tutti, senza eccezioni.

Ferenc Venturelli «Eterno»

Il consiglio a chi ha vent’anni: «Non fermarti»

Un consiglio a un ventenne che vuole iniziare a fare politica?

Non fermarti, nemmeno quando il mondo intero sembrerà remarti contro, che tu sia di destra o di sinistra. Se sei convinto della bontà delle tue azioni, continua a percorrere la tua strada: sarà il tempo, alla fine, a mettere alla prova le tue convinzioni e a rivelare il valore delle tue scelte.

Domande frequenti su Eterno

Chi è Eterno?

«Eterno» è Ferenc Venturelli, attivista e creator di vent’anni che vive a Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia. Pubblica video politici sui social e oggi è in Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.

Chi è Official Eterno?

Official Eterno è il profilo social di Ferenc Venturelli, «Eterno»: su Instagram è @officialeterno, con oltre 100mila follower.

Perché si chiama Eterno?

«Eterno» era il nome d’arte con cui Ferenc Venturelli faceva musica. Oggi lo usa per i suoi video politici.

Quanti anni ha Eterno?

Ferenc Venturelli, «Eterno», ha vent’anni.

Di che partito è Eterno?

È stato attivista della Lega fino a luglio 2026. Poi è passato a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.

Perché Eterno ha lasciato la Lega?

A Politicare dice di aver lasciato la Lega perché alcuni dei valori che lo avevano portato lì erano stati, a suo giudizio, traditi. La convinzione si è rafforzata dopo il voto favorevole del partito sull’eutanasia.

Pietro Tramontano

Pietro Tramontano

Pietro Tramontano è il fondatore di Politicare, progetto nato per offrire ai giovani un'informazione politica apartitica e neutrale. Dal 2021 guida la crescita della testata, occupandosi di strategia, eventi e community. È Amministratore Delegato di DOOR SRLS e vanta esperienze in comunicazione istituzionale — tra cui AGIS — e come responsabile comunicazione in diverse campagne elettorali. Laureato in Scienze della Comunicazione.

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