Primarie del campo largo, Conte guadagna terreno: Schlein alle prese con un doppio fronte

Nel centrosinistra la partita per la leadership del campo largo sta entrando nel vivo, e i numeri che circolano nelle ultime settimane non sono affatto rassicuranti per il Partito Democratico. Se davvero si dovesse arrivare a delle primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, l’esito sarebbe tutt’altro che scontato a favore della segretaria dem.

Cosa dicono i sondaggi

I sondaggi diffusi a metà settembre danno Giuseppe Conte in vantaggio, con circa il 38-39% delle preferenze tra gli elettori del campo largo, contro il 22-25% di Elly Schlein, mentre la sindaca di Genova Silvia Salis si attesterebbe intorno al 19-20%. Il consenso per Conte risulterebbe particolarmente forte tra gli elettori del Movimento 5 Stelle e in area Avs, oltre a intercettare una fetta non trascurabile di elettorato dem. Non tutte le rilevazioni raccontano però la stessa storia: un’altra indagine restituisce uno scenario capovolto, con Schlein che vincerebbe anche in un eventuale ballottaggio, con il 56% dei consensi contro il 44% di Conte. Il quadro, insomma, è tutt’altro che stabilizzato, e probabilmente lo resterà fino a quando non si capirà davvero se e come si voterà.

Il vero nodo: le regole, non solo i nomi

Al di là dei numeri, il problema più grande per Schlein sembra essere un altro: la difficoltà di fissare un perimetro chiaro della coalizione e, soprattutto, un programma condiviso prima ancora di scegliere chi la guiderà. Mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno le idee piuttosto chiare, la leader del Pd continua a ripetere che serve prima accelerare sul programma comune e poi occuparsi della leadership. Una linea “unitaria a ogni costo” che, però, rischia di trasformarsi in un boomerang se il percorso dovesse arrivare alle primarie senza un’intesa solida sui contenuti.

Nemmeno sulle regole del gioco c’è unanimità: buona parte dell’elettorato progressista non è neppure convinta che le primarie siano lo strumento giusto per scegliere il candidato premier, e la sindaca Salis, pur risultando la figura più apprezzata trasversalmente, ha finora escluso una propria candidatura.

La frattura sull’Ucraina

Il tema più esplosivo, comunque, resta la politica estera. Nel discorso di chiusura della Festa nazionale dell’Unità, Elly Schlein ha voluto marcare con chiarezza la propria posizione: la segretaria dem ha promesso che il Pd continuerà a sostenere il popolo ucraino “ingiustamente invaso”, aggiungendo che vincerà le primarie, mentre Giuseppe Conte, dal canto suo, ha ribadito il proprio no all’invio di armi “a gogò”. Una distanza che si è ulteriormente allargata quando il leader M5S ha presentato i suoi venti punti programmatici da sottoporre agli iscritti: tra questi, un capitolo dedicato al ripudio della guerra che avrebbe già creato imbarazzo nell’ala più riformista del Partito Democratico.

Cosa succederà adesso

La strada verso una leadership condivisa del campo largo resta dunque in salita, complicata da sondaggi discordanti, da un programma ancora tutto da scrivere e da una frattura sulla politica estera che difficilmente si ricomporrà a breve termine. Nei prossimi mesi si capirà se la linea “prima l’unità, poi tutto il resto” scelta da Schlein si rivelerà una strategia vincente oppure, come temono alcuni dentro lo stesso Pd, un rischio calcolato male.

Francesco Barbuto

Francesco Barbuto

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