«Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto telefonico col governo venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Mi sorge spontanea una domanda: fosse stato un loro figlio, l’avrebbero lasciato in prigione un anno intero?» denuncia Armanda Colusso, madre del cooperante Alberto #Trentini, da ottobre 2024 detenuto a Caracas in circostanze ancora poco chiare.
I genitori gli hanno potuto parlare al telefono con Alberto soltanto sei mesi dopo l’arresto, e ad oggi le telefonate tra loro sono state solo tre. La famiglia ha ricevuto diverse telefonate dalla presidente del Consiglio Giorgia #Meloni e ha incontrato due volte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano.
A settembre il cooperante italiano ha potuto incontrare per la prima e unica volta l’ambasciatore italiano a Caracas, che ha definito le condizioni di Trentini «tutto sommato buone»
La vicenda sembra rientrare nella complessa dinamica della «diplomazia degli ostaggi» tipica dei regimi autoritari, che usano il fermo di cittadini stranieri come arma strategica per ottenere in cambio della liberazione un riconoscimento politico e diplomatico internazionale (l’Italia, come gran parte della comunità internazionale, non ha infatti mai riconosciuto l’elezione di #Maduro)
“Non hanno fatto abbastanza”: la madre dell’italiano ostaggio in Venezuela accusa il Governo

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