«Più parlo coi Paesi interessati a contribuire e più sento ripetere la stessa domanda: “Siamo sicuri che quello che ricostruiamo non venga distrutto di nuovo?”. L’accordo prevede la smilitarizzazione di Gaza: Hamas va smantellata e non deve avere alcun ruolo futuro nel governo di Gaza, né formale né informale. E dobbiamo scongiurare pure che nascano altre milizie. Ma prima di agire tutti in questo momento attendono di capire gli esiti della discussione al Consiglio di sicurezza: ci sarà un ombrello Onu per la Forza di sicurezza internazionale? Di che tipo? E quale sarà il meccanismo per la ricostruzione di Gaza? Anche su questa base alla conferenza dei donatori in Egitto si capirà chi è disposto a investire, quanto e su quali progetti» racconta l’ex leader M5S ed ex ministro degli Esteri a Open.
Il rappresentante speciale europeo non sfugge si espone sulla domanda relativa al suo ex partito, alla testa dei cortei pro #Palestina in Italia: «Certamente in Europa l’opinione pubblica era molto preoccupata per quel che stava avvenendo a Gaza, e i governi europei così come quelli arabi hanno tenuto conto di questa preoccupazione. Di più, l’hanno condivisa direi in modo trasversale. Lo stesso #Trump è stato eletto democraticamente e ha un’opinione pubblica di cui tenere conto: una parte del partito repubblicano a lui vicina è molto sensibile al tema della pace e del disimpegno degli Usa da conflitti all’estero»
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