Dopo mesi di sondaggi, veti incrociati e rinvii, il campo largo ha finalmente un calendario. Ma a pochi giorni dall’intesa, i leader sono già tornati a mettersi i paletti a vicenda.
Cosa hanno deciso i leader
L’accordo è arrivato al termine di una riunione di oltre tre ore tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La tabella di marcia prevede l’apertura dei tavoli programmatici già dalla settimana prossima, un programma condiviso da chiudere entro novembre, una manifestazione nazionale a dicembre contro le politiche economiche del governo e le primarie per scegliere la leadership entro febbraio 2027. I tavoli resteranno aperti anche alle forze che non fanno parte dell’asse Pd-M5S-Avs, formula che lascia uno spiraglio ai centristi.
Conte e i venti punti
Il giorno dopo, nel programma Accordi e Disaccordi sul Nove, Conte ha già alzato la posta. Il Movimento si presenterà ai tavoli con un documento in venti punti, tra cui il ritorno del reddito di cittadinanza. A chi gli chiedeva se la misura sarebbe davvero rientrata, ha risposto senza giri di parole, spiegando di voler raggiungere una platea più ampia di quella coperta oggi dagli aiuti del governo Meloni. Il nome, in realtà, cambia: nel documento del Movimento si parla di un “Reddito 2.0”, con una spesa stimata attorno ai 10 miliardi l’anno, ma senza requisiti, importi e coperture ancora definiti.
Il nodo Renzi
Il passaggio più delicato dell’intervista riguarda Matteo Renzi. Conte ha detto di non voler porre veti, perché la politica dei veti personali gli sembra scivolosa, ma ha messo in chiaro che la presenza di Italia Viva in coalizione rappresenta per lui un costo politico. La condizione, rivolta direttamente a Schlein, è chiara: se a vincere le primarie fosse lei, servono garanzie politiche concordate in anticipo, altrimenti il Movimento non ci sta. Da parte sua, Italia Viva ha fatto sapere di avere condizioni sul controllo delle frodi, proprio sul tema del reddito.
Primarie, la discussione sulle regole
Anche sulle regole del gioco restano distanze. Conte vuole primarie aperte a più candidati, mentre nel Pd si è ragionato sull’ipotesi di un doppio turno, che il Movimento non apprezza. Il Pd, per voce di Taruffi, nega ritardi nel percorso. Intanto Ricciardi, per i Cinque Stelle, ha ricordato che un eventuale sostegno a una coalizione guidata da Schlein dipenderà dal fatto che le priorità del Movimento entrino nel programma: stop al riarmo, nuovo reddito, un’intesa condivisa prima di votare. Sul salario minimo a 10 euro un’intesa sembra a portata di mano, mentre restano le divisioni su Kiev, sulle primarie e sulla patrimoniale proposta da Avs.
Perché novembre conta
Il calendario non lascia molto margine. Tra tavoli programmatici, manifestazione di dicembre e consultazione di febbraio, il centrosinistra ha poche settimane per dimostrare di poter scrivere un progetto comune senza che ogni argomento diventi un braccio di ferro. Per il Pd, che punta a partire dalle proposte già fatte insieme, la sfida è tenere dentro tutti; per il M5S, quella di non apparire come chi alza l’asticella a ogni passo.









