Manovra, le Regioni insorgono sulla sanità: la protesta arriva anche dal centrodestra

Palazzo Chigi

Il governo la presenta come un record, le Regioni la considerano una cifra largamente insufficiente. Finora il braccio di ferro sul Fondo sanitario nazionale sembrava il solito duello tra Palazzo Chigi e i governatori di centrosinistra. Lunedì 2 novembre, però, la critica è arrivata da dove nessuno a Roma se l’aspettava: dalla Lombardia guidata dalla Lega.

Due modi di contare lo stesso denaro

Il disegno di legge di Bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, prevede secondo l’esecutivo cinque miliardi per la sanità. A guardare meglio, però, 3,4 miliardi vanno al Fondo sanitario nazionale e gli altri 1,6 finanziano il contributo da 300 euro per gli over 75, una misura che non entra direttamente nei conti del servizio pubblico. La Conferenza delle Regioni, dal canto suo, aveva chiesto 6,8 miliardi in più per il solo 2027, e nella sua nota sostiene che gran parte delle nuove risorse verrà assorbita da energia, farmaci, dispositivi e rinnovi contrattuali, senza lasciare margini per liste d’attesa e assistenza territoriale.

Il caso Bertolaso

A rendere la polemica politicamente scomoda è stata la sortita di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia. A margine di un evento organizzato da Fratelli d’Italia a Palazzo Lombardia, ha definito insostenibili i tagli previsti dalla manovra per tutte le Regioni, la sua compresa, e ha stimato per la sanità lombarda quasi mezzo miliardo in meno. Il governatore Attilio Fontana ha scelto toni più prudenti: si è detto preoccupato ma fiducioso nel ministro Giorgetti, e ha attribuito la stretta alle scelte dei governi del centrosinistra tra il 2011 e il 2019, che avrebbero accumulato tagli per 37 miliardi.

La guerra dentro le Regioni

C’è poi un secondo fronte, tutto interno al sistema regionale. A fine ottobre l’Abruzzo di Marco Marsilio, sostenuto da altre undici Regioni, ha chiesto di rivedere i criteri con cui viene ripartito il Fondo 2026. Bertolaso ha parlato di un assalto alla diligenza a due mesi dalla chiusura dell’esercizio, spiegando che la Lombardia rischierebbe di perdere fino a 250 milioni già messi in conto per quest’anno, su una dotazione attesa di 23,6 miliardi. Tra le righe ha mandato un messaggio anche alle Regioni del Sud sul tema della mobilità sanitaria: i cittadini hanno diritto di curarsi dove trovano risposte.

Le opposizioni incalzano

Dal centrosinistra la lettura è immediata: per il Pd la sortita di Bertolaso smentisce la propaganda del governo. Lo ha rilevato anche, in Puglia, il gruppo regionale Prossima, che ha rinfacciato a Fratelli d’Italia una doppia misura: se a Bari i problemi della sanità dipendono dalla gestione regionale, in Lombardia diventano colpa dei tagli del governo.

Scuola e pensioni, le altre crepe

La sanità non è l’unico capitolo a creare attrito. I tagli alla scuola hanno riunito i sindacati in una protesta comune, con la Flc Cgil che ha già annunciato lo sciopero del 20 novembre. E anche dentro la maggioranza non mancano i distinguo: Forza Italia chiede modifiche alla stretta sulla rivalutazione degli assegni.

Cosa succede adesso

Il testo è all’esame del Parlamento e Bertolaso stesso spera in cambiamenti durante il dibattito, che consentano alle Regioni di programmare il 2027. Nel frattempo gli enti locali si preparano a entrambi gli scenari. Le prossime settimane diranno se le proteste, per la prima volta trasversali, porteranno davvero a ritoccare le cifre o se resteranno un fuoco di paglia.

Francesco Barbuto

Francesco Barbuto

Redattore di Politicare. Si occupa soprattutto di politica interna: Parlamento, legge elettorale, manovra, sondaggi e vita dei partiti.

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