Flat tax giovani al 5%: cosa prevede la manovra 2027 per gli under 35

Giancarlo Giorgetti

In breve

  • Cos’è: un’imposta del 5% sugli aumenti di stipendio dei lavoratori giovani, al posto dell’Irpef. La proposta è del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
  • Per chi: dipendenti giovani. Alcune testate parlano di under 35, altre di under 30. Un testo ufficiale non c’è.
  • Quanto vale: su un aumento di 2.000 euro si pagherebbero 100 euro di imposta invece di 660 nello scaglione Irpef al 33%.
  • Quanto costa: circa un miliardo di euro l’anno, secondo le prime stime riportate dai giornali.
  • Quando: se entra, sarà nella legge di bilancio 2027. Il testo arriva in Parlamento entro il 20 ottobre.

Nel 2024 un dipendente privato sotto i 29 anni ha guadagnato in media 14.431 euro lordi. La media di tutti i dipendenti privati è di 24.486 euro. Sono dati dell’Inps. Per la manovra 2027 il governo studia una misura sugli stipendi dei più giovani: una tassa del 5% sugli aumenti.

Il meccanismo è questo. Quando un giovane dipendente riceve un aumento, sulla parte in più non pagherebbe l’Irpef piena. Pagherebbe un’imposta fissa del 5%. Il resto dello stipendio resterebbe tassato come oggi.

Cosa ha detto Giorgetti

Il ministro dell’Economia ne ha parlato il 13 settembre a un evento della Lega. Secondo Sky TG24 ha spiegato che gli aumenti concessi dalle aziende ai giovani sotto una certa età potrebbero avere un trattamento fiscale di favore. Non ha indicato un’età, un tetto di reddito o un costo.

Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica. La misura compare tra quelle allo studio. Nei giorni successivi Giorgetti ha parlato di un approccio più prudente sui conti, riporta Adnkronos.

Perché la chiamano Start Tax

Sui giornali la proposta è diventata la Start Tax. Il nome però non viene dal governo. Lo ha lanciato Italia Viva alla Leopolda dell’ottobre 2025. Quella proposta era diversa. Prevedeva un taglio dell’Irpef in base all’età: metà delle tasse in meno fino a 25 anni, il 30% in meno tra 26 e 30 anni, il 20% in meno tra 31 e 35.

Dopo le parole di Giorgetti il nome è tornato nel dibattito. Italia Viva ha rivendicato l’idea. «Meglio tardi che mai», ha commentato la deputata Maria Chiara Gadda.

Il 5% sugli aumenti esiste già

Una tassa al 5% sugli aumenti c’è già. L’ha introdotta la legge di bilancio 2026. Vale per gli aumenti previsti dai rinnovi dei contratti nazionali firmati tra il 2024 e il 2026 e pagati nel corso del 2026. Le regole sono nella circolare dell’Agenzia delle Entrate del 24 febbraio 2026.

  • Chi: solo i dipendenti del settore privato con un reddito da lavoro dipendente fino a 33.000 euro nel 2025.
  • Cosa sostituisce: l’Irpef e le addizionali regionali e comunali. I contributi si pagano lo stesso.
  • Cosa comprende: l’aumento sulle dodici mensilità, sulla tredicesima e sulla quattordicesima.
  • Cosa resta fuori: scatti di anzianità, straordinari, lavoro notturno e festivo, turni, arretrati una tantum e Tfr.
  • Come si applica: lo fa il datore di lavoro in busta paga. Non serve fare domanda. Il lavoratore può rinunciare per iscritto.

L’aumento tassato al 5% non entra nel reddito complessivo. Per questo non fa scendere le detrazioni legate al reddito. La proposta per i giovani userebbe uno schema simile. Con una differenza: l’aumento non arriverebbe da un contratto nazionale ma da un accordo tra azienda e dipendente.

Cosa sappiamo della proposta

  • L’età: secondo Tgcom24 il limite sarebbe 35 anni. Altre testate parlano di 30.
  • Cosa si tassa: solo la crescita dello stipendio rispetto all’anno precedente.
  • Le aziende: chi concede gli aumenti avrebbe uno sgravio.
  • Il costo: circa un miliardo di euro l’anno.
  • Il pacchetto: insieme alla tassa ci sarebbe la proroga degli sgravi per chi assume under 35.

Restano aperti molti punti. Non c’è un tetto di reddito. Non c’è una data di partenza. Non è indicato se la misura varrà per chi ha la partita Iva. Tutti i resoconti parlano di aumenti concessi dal datore di lavoro, quindi di dipendenti.

Come funziona oggi l’Irpef

Dal 2026 gli scaglioni Irpef sono tre.

  • 23% fino a 28.000 euro.
  • 33% da 28.000 a 50.000 euro. Fino al 2025 era il 35%.
  • 43% oltre 50.000 euro.

Ogni aliquota si applica solo alla parte di reddito che cade nel suo scaglione. Un aumento si aggiunge in cima al reddito. Per questo viene tassato all’aliquota più alta raggiunta. A questo si sommano le addizionali regionali e comunali. E le detrazioni per lavoro dipendente si riducono quando il reddito sale.

Quanto si risparmierebbe: un esempio

Prendiamo un dipendente di trent’anni con un reddito imponibile di 28.000 euro. L’azienda gli concede un aumento di 2.000 euro lordi. Con le regole di oggi quei 2.000 euro cadono nello scaglione al 33%. L’Irpef sull’aumento è di 660 euro. A questa cifra si aggiungono le addizionali e una piccola riduzione delle detrazioni. Con un’imposta al 5% pagherebbe 100 euro.

Per un reddito più basso la differenza cambia. Sotto i 28.000 euro l’aliquota è del 23%. Sullo stesso aumento l’Irpef sarebbe di 460 euro. Il calcolo è indicativo perché il testo della misura non esiste ancora.

Gli incentivi che ci sono già

Per il lavoro dei giovani esistono già due sgravi. Riguardano i contributi pagati dalle aziende, non le tasse in busta paga.

  • Bonus giovani 2026. Azzera i contributi a carico del datore di lavoro per chi assume a tempo indeterminato un under 35. Vale fino a 500 euro al mese, per 12 o 24 mesi. Il giovane non deve aver avuto un lavoro regolare negli ultimi 24 mesi, o 6 mesi per alcune categorie. Lo prevede il decreto lavoro di aprile, come spiega l’Inps.
  • Stabilizzazione under 35. Riguarda chi trasforma un contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026. Il lavoratore non deve aver mai avuto un contratto stabile. Lo sgravio arriva a 500 euro al mese per 24 mesi.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha detto di voler confermare le decontribuzioni anche nel 2027. Ha anche proposto di rendere stabile la tassa al 5% sugli aumenti dei contratti.

Le altre misure fiscali allo studio

La flat tax per i giovani non è l’unica ipotesi. Per i lavoratori autonomi si discute di alzare il tetto della flat tax al 15% da 85.000 a 100.000 euro di ricavi, riporta l’Ansa. Il quadro dei conti resta stretto. Il deficit del 2025 si è fermato al 3,1% del Pil, sopra la soglia europea del 3%. Ne abbiamo scritto qui.

Le posizioni

  • Governo: Giorgetti ha proposto la misura. Calderone punta a confermare gli sgravi per le assunzioni.
  • Italia Viva: rivendica il nome e l’idea di un fisco più leggero per i giovani.
  • Cgil: il segretario Maurizio Landini è contrario. «Il fisco deve essere progressivo», ha detto, richiamando la Costituzione.

Il calendario della manovra

  • 2 ottobre: il Consiglio dei ministri approva il Documento programmatico di finanza pubblica.
  • 13 ottobre: l’Aula vota il documento e lo scostamento di bilancio. Serve la maggioranza assoluta.
  • 15 ottobre: il governo invia il documento programmatico di bilancio alla Commissione europea.
  • 20 ottobre: il disegno di legge di bilancio arriva in Parlamento.
  • 31 dicembre: la manovra deve essere approvata.

Durante l’esame in Parlamento la misura può essere inserita, modificata o tolta. L’anno scorso la manovra 2026 è passata al Senato dopo tensioni e dietrofront.

Perché ci riguarda

Secondo l’Istat nel 2022 un lavoratore under 30 guadagnava in media 11,9 euro l’ora. È il 36,4% in meno di un over 50. Quasi un under 30 su quattro rientra tra i lavoratori a bassa retribuzione.

Poi c’è chi parte. Tra il 2019 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 247.000 italiani tra i 25 e i 34 anni. Ne sono rientrati 86.000. Il saldo è di 161.000 giovani in meno, dice l’Istat. Nel 2025 le partenze dei giovani sono calate del 29,2%.

Il testo della legge di bilancio dirà se la misura c’è, per chi vale e da quando. Politicare lo seguirà passo per passo.

Domande frequenti

Cos’è la Start Tax?

È il nome usato dai giornali per la proposta del ministro Giorgetti: un’imposta del 5% sugli aumenti di stipendio dei giovani dipendenti. Il nome viene da una proposta di Italia Viva del 2025. Un testo ufficiale non c’è ancora.

Chi ha diritto oggi alla tassa al 5% sugli aumenti?

I dipendenti privati con un reddito da lavoro dipendente fino a 33.000 euro nel 2025. Vale sugli aumenti dei contratti nazionali rinnovati tra il 2024 e il 2026 e pagati nel 2026.

Da quando partirebbe la flat tax per i giovani?

Non è deciso. Dovrebbe entrare nella legge di bilancio 2027. Il testo arriva in Parlamento entro il 20 ottobre e va approvato entro il 31 dicembre.

La flat tax giovani vale anche per le partite Iva?

Le notizie parlano solo di aumenti dati dal datore di lavoro, quindi di dipendenti. Per gli autonomi si discute di alzare il tetto della flat tax da 85.000 a 100.000 euro.

Quanto si risparmierebbe con la flat tax al 5%?

Su un aumento di 2.000 euro si pagherebbero 100 euro. Nello scaglione Irpef al 33% se ne pagano 660, più le addizionali. Sotto i 28.000 euro di reddito l’aliquota è del 23%: 460 euro.

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Pietro Tramontano

Pietro Tramontano

Pietro Tramontano è il fondatore di Politicare, progetto nato per offrire ai giovani un'informazione politica apartitica e neutrale. Dal 2021 guida la crescita della testata, occupandosi di strategia, eventi e community. È Amministratore Delegato di DOOR SRLS e vanta esperienze in comunicazione istituzionale — tra cui AGIS — e come responsabile comunicazione in diverse campagne elettorali. Laureato in Scienze della Comunicazione.
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