Sergio Mattarella al Foro Italico non è stato soltanto un ospite in tribuna. È stato, come spesso accade quando compare in un contesto pubblico molto partecipato, un piccolo simbolo nazionale: la figura istituzionale che entra in un evento sportivo e si prende la scena senza cercarla, tra applausi, cori e un’attenzione che dice molto del rapporto tra il Paese e la sua presidenza.
Ieri, nella finale di Jannik Sinner, il pubblico del Centrale ha accolto il Presidente della Repubblica con una lunga ovazione e i cori “Sergio, Sergio”, un passaggio che ha dato subito il tono della giornata. Non era il classico applauso di rito per l’autorità presente in tribuna, ma qualcosa di più: una manifestazione spontanea di familiarità, quasi di affetto, verso il Capo dello Stato. In un tempo in cui le istituzioni rischiano spesso di apparire lontane, quella scena ha avuto un valore particolare anche dal punto di vista politico e simbolico.
Una presenza che parla istituzioni
Per un sito che si occupa di politica, il punto non è solo che Mattarella fosse lì, ma perché la sua presenza conti. Il Presidente della Repubblica, per definizione, rappresenta l’unità nazionale e la continuità dello Stato; quando si presenta a un evento pubblico così seguito, il gesto assume un significato che va oltre il protocollo. Al Foro Italico, la sua partecipazione ha dato al tennis italiano una cornice istituzionale forte, quasi una certificazione del momento che questo sport sta vivendo nel Paese.
Non a caso, Mattarella aveva già incontrato al Quirinale le Nazionali azzurre di tennis reduce dai successi internazionali, parlando di un movimento “protagonista nel mondo”. Il legame, quindi, non nasce ieri: è il risultato di una presenza costante e di un rapporto ormai consolidato tra il Colle e il tennis italiano.
C’era già stato altre volte
Sì, Mattarella era già stato al Foro Italico in altre occasioni recenti. La presenza di quest’anno è stata infatti la seconda consecutiva alla finale degli Internazionali d’Italia: nel 2025 aveva assistito all’atto conclusivo femminile, quando Jasmine Paolini vinse contro Coco Gauff. Questo dettaglio è importante perché mostra che non si tratta di un’apparizione episodica, ma di una consuetudine che si sta rafforzando.
Nel 2026, inoltre, il Presidente è stato anche coinvolto nella premiazione finale, consegnando il trofeo a Sinner insieme ad Adriano Panatta, altro passaggio fortemente simbolico per la storia del tennis italiano. È il tipo di immagine che resta: non solo il capo dello Stato in tribuna, ma il capo dello Stato dentro un rito pubblico di celebrazione nazionale.
I presidenti e lo sport
La presenza dei presidenti della Repubblica agli eventi sportivi non è una novità assoluta, ma resta sempre un gesto non banale. In queste occasioni il Quirinale porta con sé un messaggio preciso: lo sport come spazio civile, popolare e rappresentativo del Paese. Per questo la partecipazione di un Presidente della Repubblica a una finale, specie quando è molto attesa e molto seguita, viene letta quasi come una forma di riconoscimento istituzionale.
Il caso di Mattarella è interessante anche perché ha un profilo sobrio, poco incline alla spettacolarizzazione, ma proprio per questo molto efficace. La sua presenza al Foro Italico non è percepita come mondana, bensì come istituzionale nel senso più pieno del termine: vicino al pubblico, ma senza forzare il ruolo. Partecipe, ma sempre dentro il perimetro della funzione. Ed è forse questo il motivo per cui i cori del Centrale hanno funzionato così bene: non come semplice entusiasmo sportivo, ma come riconoscimento di una figura che in Italia continua a godere di un’autorevolezza trasversale.
Il colore della giornata
Il bello della scena di ieri è proprio qui: in un impianto sportivo, davanti a un pubblico caloroso, la presenza del Presidente ha trasformato il momento in qualcosa di più ampio del tennis. Il Foro Italico è diventato, per qualche minuto, una piccola piazza repubblicana, dove il consenso non era politico in senso stretto ma istituzionale, quasi civico.
Ed è questo il dato più interessante da raccontare: Mattarella non ha “occupato” la scena, l’ha attraversata con la naturalezza di chi rappresenta lo Stato e viene riconosciuto come tale. In un paese spesso diviso e rumoroso, non è poco.







