Un anno fa, Giorgia Meloni vantava apertamente il suo rapporto privilegiato con Donald Trump. Era un asset politico, un elemento di distinzione rispetto agli altri leader europei, la prova tangibile di saper parlare con il nuovo potere americano. Oggi, quella stessa vicinanza è diventata una zavorra. Agli italiani non piace più, come certificano i sondaggi. E la presidente del Consiglio si trova a dover fare i conti con un alleato imprevedibile, che spinge l’Europa verso scenari che nessuno aveva previsto.
Il cambio di scenario
Cosa è cambiato in un anno? Tutto, o quasi. L’America di Trump 2.0 non è più solo quella dei discorsi sull’America First e dei tweet polemici. È l’America che minaccia di annettere la Groenlandia, che impone dazi a mezzo mondo, che tratta l’Ucraina come una pedina da sacrificare su un tavolo da poker, che mette in discussione le basi stesse dell’alleanza atlantica. Un’America che non si comporta più da alleato, ma da potenza egemone che persegue i propri interessi senza troppi riguardi per i partner storici.
In questo contesto, la vicinanza di Meloni a Trump, che un tempo sembrava una mossa astuta, si rivela sempre più una trappola. Come si fa a essere l’interlocutrice privilegiata di Washington e, allo stesso tempo, a difendere gli interessi dell’Europa e dell’Italia? Come si fa a sostenere un leader che mette a rischio la sicurezza del continente e, allo stesso tempo, a presentarsi come garante della stabilità?
La comunicazione del doppio binario
La risposta di Meloni, finora, è stata quella del doppio binario. Da un lato, mantenere i canali aperti con Washington, sfruttare la propria posizione di interlocutrice privilegiata per ottenere qualche vantaggio tattico. Dall’altro, cercare di costruire un asse europeo con il cancelliere tedesco Merz, di presentarsi come un leader responsabile e affidabile agli occhi di Bruxelles.
Una strategia comunicativa sofisticata, ma anche rischiosa. Perché il doppio binario funziona solo finché le contraddizioni non diventano insostenibili. E le contraddizioni, in questo momento, sono tante e profonde.
Il costo della narrazione
Il problema è che la politica non è solo comunicazione. È anche, e soprattutto, scelte, decisioni, conseguenze. E le scelte che si fanno oggi avranno un impatto reale sulla vita degli italiani e degli europei nei prossimi anni.
La sfida, per Meloni, è quella di trasformare la propria posizione da asset comunicativo a strumento di politica reale. Di usare la propria vicinanza a Trump non per compiacerlo, ma per influenzarlo, per difendere gli interessi nazionali ed europei. Di costruire una narrazione che non sia solo di facciata, ma che corrisponda a scelte concrete e coraggiose.
Una sfida difficile, in un momento in cui la politica internazionale è più imprevedibile e pericolosa che mai. Ma è la sfida che il Paese si aspetta dalla propria presidente del Consiglio.







