Cosa prevede il Patto di Stabilità e Crescita e perché il governo Meloni vuole sospenderlo

Qualche giorno fa Giorgia Meloni ha chiesto, durante un intervento in Parlamento, di sospendere il Patto di Stabilità e Crescita europeo di fronte agli sviluppi geopolitici in Medio Oriente. La sospensione, richiesta informalmente anche dal Ministro dell’Economia Giorgetti, era stata attuata durante la pandemia, e in generale viene invocata davanti alle grandi crisi economiche. 

A cosa serve il Patto di Stabilità e Crescita?

Il Patto di Stabilità e Crescita, chiamato anche PSC, è un insieme di regole che mira a controllare principalmente il deficit e il debito pubblico dei paesi membri dell’Ue. Con deficit si intende la differenza negativa tra le entrate e le uscite dello Stato in un anno; più semplicemente il deficit accade quando il governo spende più di quanto incassa. Con debito pubblico si intende invece l’ammontare complessivo dei prestiti che lo Stato ha contratto per finanziare i propri deficit accumulati nel tempo. Il debito pubblico è un argomento di cui si sente spesso discutere soprattutto per la proposta, sostenuta da molti tra cui Mario Draghi che ne parlò nel suo ultimo report, che prevede la creazione di un debito pubblico europeo, ovvero l’emissione di titoli garantiti collettivamente dall’Ue per finanziare investimenti strategici comuni come innovazione tecnologica, transizione ecologica e difesa comune.

Il PSC fu introdotto insieme al Trattato di Amsterdam, nel 1997, ed entrato in vigore nel 1999. Questo prevede la cosiddetta procedura di deficit eccessivo, ovvero una specifica procedura di infrazione, che viene utilizzata dalla Commissione europea quando gli Stati membri non rispettano i parametri stabiliti. I parametri principali sono due. Il primo prevede che il deficit pubblico di uno Stato membro non superi il 3% del suo Pil. Il secondo che il suo debito pubblico debba rimanere sempre al di sotto del 60% del proprio Pil. L’obiettivo del PSC è quello di garantire la stabilità dell’Unione economica e monetaria, assicurando che le politiche fiscali nazionali non compromettano la solidità dell’euro.

Ogni anno la Commissione europea controlla che tutti gli Stati membri siano in linea con i requisiti del PSC. Quando e qualora fossero individuati rischi di superamento dei parametri stabiliti, la Commissione invia raccomandazioni all’Ecofin, ovvero la formazione del Consiglio dell’Ue dove siedono tutti i ministri dell’Economia degli Stati membri. Qualora questi avvertimenti non funzionassero, si attiva la procedura per deficit eccessivo, che vede lo Stato coinvolto costretto ad adottare politiche economiche volte a rientrare nei parametri. Se anche questa procedura non dovesse portare ai risultati pattuiti, scattano le sanzioni, che prevedono un deposito cauzionale da parte dello Stato membro che col tempo può trasformarsi in un’ammenda. L’ultimo livello di sanzione, quello che gli Stati membri temono di più, è la sospensione dei fondi europei.

Cosa ne pensa l’UE?

Il governo Meloni vorrebbe sospendere il patto così da evitare procedure d’infrazione e ottenere i margini di manovra necessari per varare misure economiche volte a mitigare le ripercussioni economiche derivanti dal conflitto in Medio Oriente. Il centrodestra italiano è storicamente opposto al PCS, sostenendo che le rigide regole di bilancio limitino eccessivamente la sovranità nazionale degli Stati membri. Questa volta però il governo non sembra averne fatto una questione ideologica, ma una necessità pratica volta anche e soprattutto a prevenire potenziali comportamenti speculativi soprattutto da parte delle società energetiche. 
Tuttavia, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che al momento le condizioni per attivare la clausola di salvaguardia del PSC non sussistono. Il commissario Ue all’Economia, il lettone Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che al momento la condizione per autorizzare la sospensione del PCS, ovvero la presenza di una grave recessione economica dell’eurozona, non si è verificata. Il commissario ha sostenuto che l’attuale crisi in Medio Oriente fa pensare a un possibile rallentamento economico, ben diverso da una recessione.

Cecilia Ferrari

Cecilia Ferrari

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