Le leve per la crescita dell’Italia: obiettivi e prospettive del Rapporto Garofoli

Roberto Garofoli, curatore del Rapporto Le leve per la crescita

La lezione del Rapporto Garofoli su come costruire una crescita duratura e il ruolo centrale delle nuove generazioni

Negli ultimi anni, il dibattito sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta sociale dei Paesi dell’Unione europea ha visto emergere la fondamentale necessità di pianificare riforme strutturali e investimenti di lungo periodo. Partendo da questo presupposto, è nato il Rapporto Draghi (in inglese, “The future of European competitiveness”), presentato a settembre del 2024 dall’ex Presidente della Banca Centrale europea e Presidente del Consiglio Mario Draghi. Questo studio si concentra sulle strategie per sostenere la competitività europea nello scenario globale. In modo analogo e con una pari ambizione analitica, ma a livello nazionale, si pone il nuovo Rapporto intitolato Le leve per la crescita, curato da Roberto Garofoli, magistrato e ex Segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana e promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

Se la riflessione di Draghi orienta il proprio sguardo sulle dinamiche e sulle priorità dell’Unione europea, il Rapporto Garofoli declina tale approccio all’interno delle specifiche dinamiche istituzionali, economiche e sociali del nostro Paese. Il lavoro presentato si basa sulle analisi di un Comitato scientifico e sul confronto con oltre cento esperti e rappresentanti delle principali istituzioni pubbliche. Il lavoro nasce nel bel mezzo di una transizione fondamentale per l’Italia, arrivata con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la necessità di consolidarne i risultati. L’obiettivo primario di questo studio è quello di individuare le riforme strutturali indispensabili per assicurare al Paese un ritmo di crescita solido e costante, rafforzando la qualità delle istituzioni e riducendo i divari, economici e sociali, che ostacolano lo sviluppo della nostra società.

Il Rapporto esamina diversi ambiti cruciali per la modernizzazione nazionale: dalla necessità di migliorare la capacità amministrativa della Pubblica Amministrazione alla gestione delle grandi transizioni energetiche e tecnologiche, fino al potenziamento della sanità territoriale e delle infrastrutture sociali. Allo stesso tempo, al centro di questa visione si colloca l’idea che la crescita economica debba camminare di pari passo con la valorizzazione del capitale umano e con politiche volte a ridurre le disuguaglianze. Tra i diversi settori analizzati, il Report riconosce infatti un ruolo assolutamente prioritario all’inclusione e all’autonomia dei giovani, individuando nelle nuove generazioni il motore fondamentale per la tenuta democratica e la competitività del Paese.

Mettere le generazioni a confronto

Il report, nella sezione dedicata ai giovani, spiega che uno dei principali fattori che condizionano negativamente il potenziale di sviluppo dell’Italia è rappresentato da un profondo e persistente divario generazionale. Nonostante i recenti miglioramenti che hanno portato a una generale riduzione della disoccupazione giovanile, la condizione dei giovani italiani continua a mostrare fragilità, soprattutto rispetto agli standard delle altre principali economie europee e internazionali. Più di un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni risulta infatti ancora privo di occupazione, con uno scarto rispetto alla disoccupazione adulta che supera i dieci punti percentuali. Questi dati risultano ancora più preoccupanti se paragonati a realtà come la Germania o il Giappone, dove tale divario si mantiene al di sotto dei tre punti.

A questa condizione si affianca la gravità del fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione, ovvero i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment, or Training). Ad oggi, l’Italia continua a collocarsi ai livelli più alti delle classifiche europee per incidenza di inattività giovanile. Iniziare a lavorare in ritardo e con stipendi discontinui ostacola il percorso di autonomia dei giovani. Di conseguenza, si allungano i tempi per lasciare la famiglia d’origine e aumenta la tendenza a emigrare all’estero, scegliendo prevalentemente Paesi europei come Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia.

Per superare queste criticità, il Rapporto Garofoli sostiene la necessità di trasformare gli interventi temporanei promossi durante la stagione del PNRR, tra cui i fondi per il diritto allo studio e il potenziamento degli alloggi universitari, in pilastri stabili delle politiche pubbliche nazionali. Sul tema della casa, e con l’obiettivo di aiutare i giovani ad andare a vivere da soli, il Report propone di creare un ente pubblico dedicato a costruire e gestire gli alloggi per studenti, e di offrire garanzie dello Stato sui contratti d’affitto per chi inizia a lavorare.

Per contrastare la disoccupazione giovanile e il lavoro instabile, il Rapporto suggerisce di allargare a livello nazionale i modelli di intervento già collaudati dalle Regioni, introducendo contratti d’ingresso mirati a favorire l’occupazione nelle aree più in difficoltà. Infine, il documento raccomanda di usare stabilmente la Valutazione di Impatto Generazionale, ovvero un’analisi preventiva per capire se una nuova legge o un investimento. Questo rappresenta uno strumento cruciale per valutare in anticipo e verificare a posteriori quanto le norme e gli investimenti dello Stato andranno ad incidere concretamente sul futuro dei giovani.

Una visione a lungo termine per il Paese

L’analisi svolta all’interno del Rapporto Garofoli evidenzia in modo chiaro come il futuro economico e sociale del Paese non possa essere affidato a interventi d’emergenza o a semplici misure contabili. La costruzione di un percorso di sviluppo duraturo richiede una visione d’insieme che sappia coniugare l’efficienza delle istituzioni pubbliche con un grande e continuo investimento sul capitale umano.

In questa prospettiva, porre al centro dell’agenda nazionale le nuove generazioni significa molto più che rispondere alle esigenze di una specifica fascia demografica, perché significa dotare l’Italia degli strumenti e dell’innovazione necessari per affrontare le sfide nazionali e globali del post-PNRR.

Cecilia Ferrari

Cecilia Ferrari

Collaboratrice di Politicare. Scrive di politica europea e internazionale: elezioni nei Paesi Ue, allargamento dell'Unione e istituzioni europee.

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