Reato di tortura, arriva la riforma di Fratelli d’Italia.
La proposta ha già fatto molto discutere. Non sono mancate tensioni tra maggioranza e opposizione, con il Ministro Nordio chiamato a chiarire la linea del Governo sulla questione durante l’ultimo Question Time.
La proposta di Imma Vietri
La proposta ha come prima firmataria l’Onorevole Imma Vietri e punta a riscrivere da zero le norme che avevano visto la luce nel 2017. Travagliata è stata infatti la storia legislativa che vedeva il nostro Paese adeguarsi alle indicazioni fornite dai Trattati Internazionali. Il Codice Rocco, per l’appunto, non sembrava adatto a normare un tema sul quale, da tempo, gli organi internazionali erano intervenuti. Prima fra tutti la Dichiarazione delle Nazioni Unite, cui ha fatto seguito la Convenzione contro il reato di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT), adottata il 10 dicembre 1984 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La Convenzione dell’ONU
Proprio la CAT sembra essere il faro del legislatore che, partendo dall’articolo 1 del Trattato, contesta la Riforma del 2017 con la quale erano state introdotte nell’ordinamento tutte le fattispecie di cui all’articolo 613-bis e 613-ter (reato di tortura e reato di istigazione alla tortura). La riflessione su cui si articola la questione parte dalla definizione di tortura. Ecco quindi l’obiettivo del Governo di circoscrive il più possibile le condotte punibili. Lo scopo è quello di ottemperare a tutte le fattispecie troppo generiche, che rischiano di minare il lavoro delle forze dell’ordine.

“Articolo 1” della CAT
L’articolo 1 della CAT definisce il reato di tortura attraverso la definizione stessa del termine “tortura”:
«Qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acuti, fisici o psichici, segnatamente al fine di: ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni; di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso; di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona; o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze derivanti unicamente da sanzioni legittime, ad esse inerenti o da esse provocate»
Una fattispecie per tutti
La prima questione contestata dai firmatari della legge, riguarderebbe il fatto che l’articolo 613-bis presenterebbe una fattispecie di reato aperta a tutti i soggetti che commettono la condotta descritta nel primo comma. Ciò senza quindi una specificazione rivolta ai pubblici ufficiali. La previsione nei riguardi di questi soggetti, compare come motivo di aggravante al secondo comma ma, appunto, è inserita come fattore di aggravamento della pena. Si pensi però, che relativamente al reato di tortura, il primo articolo della CAT, specifica il ruolo di funzionario pubblico nell’inquadrare i soggetti che sono interessati dalla fattispecie descritta. Questa caratteristica del 613-bis, è contestata dai firmatari del ddl che invece vorrebbero attenersi ad un parametro più coerente con quello dell’art. 1 della stessa CAT.
La definizione di crudeltà
Altro snodo fondamentale correlato al reato di tortura, è la nozione di condotta crudele che ritroviamo nell’art. 613-bis. Qui tale condotta, sommata alle violenze psico-fisiche e alle minacce, va a delineare un comportamento perseguibile ai sensi della legge.
La nozione di crudeltà viene fornita dall’articolo 61 del Codice Penale, anche se è qui descritta non come condotta di reato a sé, bensì in qualità di aggravante da riconoscere in seno ad altri reati (es. l’omicidio). Questo è il secondo punto che fa protendere i deputati di Fratelli d’Italia per l’abolizione del 613-bis. La definizione di crudeltà è definita, ad oggi, in modo del tutto laconico, mancando di tassatività e rischiando di coinvolgere in procedimenti strumentali eventuali soggetti coinvolti.
Le parole di Nordio
Sulla scarsa tassatività della norma si è appellato anche il Ministro della Giustizia Nordio. Durante il Question Time, è stato proprio lui a chiarire che l’intenzione del Governo non è quella di abolire il reato di tortura quanto piuttosto quella di tentare di approdare ad una nuova definizione dello stesso. Una definizione che superi l’attuale e che circoscriva il dolo generico a fronte di una Convenzione Internazionale che invece fa riferimento solo al dolo specifico. Queste le parole del Ministro sulla questione:
“[…] Il nostro legislatore invece, optando per una figura criminosa e contrassegnata dal dolo generico, quindi senza l’intenzione ulteriore di ottenere un determinato risultato, ha eliminato quello che è il tratto distintivo della tortura rispetto agli altri maltrattamenti […].”

Il testo della Riforma
La proposta di legge si articola in tre tronconi, con l’intenzione non solo di abolire il 163-bis e il 163-ter (ritenuto poco chiaro e scarsamente tassativo), ma di aggiungere un ulteriore numero all’undicesimo comma dell’articolo 61 cp; di riprendere quasi totalmente l’articolo 1 della CAT; di modificare il secondo comma dell’art 191 cp, precisando l’impossibilità di utilizzare prove ottenute con condotte riferibili al comma 11-novies del sopra citato art. 61.
La centralità del comma 11-novies è dovuta alla necessità di ricondurre a condotta criminosa, quella che sfrutta il metodo della tortura con il fine di estorcere una confessione, di perpetrare una punizione o di esercitare pressioni sul soggetto torturato o su terzi coinvolti. In tal modo viene ristretta l’attuale fattispecie, ritenuta dai promotori della legge eccessivamente aperta.
La denuncia di Ilaria Cucchi
Non sono ovviamente mancate le proteste dell’opposizione. La preoccupazione principale è incentrata sulla possibilità di una minaccia per lo Stato di diritto, con il rischio di ripiombare nel vuoto normativo che interessava il nostro Paese fino al 2017. Particolarmente critica, Ilaria Cucchi – nota per essere la sorella di Stefano Cucchi – presumibilmente vittima di violenze in carcere che ne hanno provocato la morte. Oggi Senatrice, la stessa si è rivolta al Presidente Mattarella dicendosi preoccupata per questo disegno di legge relativo al reato di tortura.








