Domani 24 aprile si terrà il vertice europeo a Nicosia, a Cipro. La capitale dell’isola ospiterà i capi di governo dei 27 paesi membri dal momento che Cipro detiene attualmente la Presidenza del Consiglio dell’Ue. La carica ruota ogni sei mesi tra i diversi Stati membri dell’Unione europea e viene esercitata dall’intero governo del Paese che detiene la presidenza di turno.
Di cosa si parlerà a Nicosia?
I temi sul tavolo dei leader europei sono tanti e complessi. Primo fra tanti, la guerra in Medio Oriente. I capi di governo saranno chiamati a discutere delle possibili conseguenze sull’economia e sul settore energetico europeo. Si discuterà delle posizioni da prendere nei confronti degli Stati Uniti e soprattutto della loro amministrazione guidata dal Presidente Donald Trump.
Si parlerà anche di Ucraina. Proprio ieri il pacchetto economico da 90 miliardi per supportare il Paese è stato sbloccato. Questo è stato possibile grazie al cambio di governo in Ungheria che, prima della sconfitta di Viktor Orbán, aveva bloccato il prestito. In più, sarà la prima volta in 15 anni che a rappresentare l’Ungheria non vi sarà Orbán, ma il neo-eletto primo ministro Peter Magyar. I leader europei avranno l’occasione di avviare un confronto diretto con la nuova leadership, proprio mentre il governo Magyar affronta il suo primo banco di prova dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Corte ha infatti chiesto l’abrogazione delle norme discriminatorie varate dalla precedente amministrazione contro la comunità LGBTQ+, ponendo il superamento delle politiche repressive di Orbán come condizione essenziale per il reintegro dell’Ungheria nel quadro dei valori comunitari.
Un’ulteriore questione centrale nell’agenda rimane la dipendenza dagli approvvigionamenti energetici russi. Nonostante l’aggressione militare russa ai danni dell’Ucraina nel 2022, in diversi Stati membri, inclusa l’Italia, il dibattito politico interno appare frammentato, con alcune fazioni che premono per una ripresa delle importazioni di gas per ragioni di sicurezza economica ed energetica.
L’articolo 42.7 del Trattato dell’Unione europea
Al vertice è molto probabile che i capi di governo dei paesi Ue discuteranno dell’articolo 42.7 del Trattato dell’Unione europea, il quale, insieme al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, costituisce il fondamento giuridico primario su cui poggia l’ordinamento dell’Ue. L’articolo prevede la cosiddetta clausola di difesa reciproca, ovvero il fatto che qualora uno Stato membro dell’Ue venisse attaccato militarmente nel suo territorio, gli altri Stati membri sarebbero chiamati a dare supporto con tutti i mezzi in loro potere. L’articolo specifica che questa clausola non deve pregiudicare il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa dei singoli Stati membri. Quest’ultima parte dell’articolo è funzionale a salvaguardare la sovranità nazionale dei Paesi membri, in particolare di quelli che osservano una tradizione di neutralità, come Austria e Irlanda. In altre parole, questa specificazione era necessaria perché tutti i Paesi membri concordassero sull’inserimento dell’articolo nel Trattato.
Questo articolo ha oggi un’importanza che prima del distanziamento degli Stati Uniti dalla NATO non ricopriva. Donald Trump ha infatti apertamente messo in discussione la natura incondizionata della protezione statunitense, rendendo imperativo per l’Ue il rafforzamento dei propri meccanismi di mutua assistenza per garantire la stabilità dei confini e la credibilità della propria difesa. Ad esempio, Cipro si è trovata recentemente esposta alle tensioni del Medio Oriente, venendo colpita da vettori riconducibili ai conflitti regionali e alle azioni iraniane. Questo ha ulteriormente aperto il dibattito sulla necessità di azioni congiunte da parte dei Paesi membri per la sicurezza europea.
L’articolo 42.7 non è mai stato attivato nella storia dell’Ue, con l’eccezione della Francia nel 2015 a seguito degli attacchi terroristici nel Paese. Tuttavia all’epoca, fatta eccezione per le dichiarazioni di solidarietà, l’attivazione si risolse in nulla di fatto. L’Articolo 42.7 viene frequentemente paragonato alla clausola di difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 della NATO. Nonostante ciò, vi è una grande differenza tra i due: se l’articolo 5 della NATO prevede la difesa reciproca, quello del TEU parla di assistenza. Nell’attuale quadro geopolitico, la percezione di una potenziale fragilità dell’Alleanza Atlantica spinge un numero crescente di Stati membri a ricercare soluzioni di sicurezza complementari su scala continentale. In occasione dell’incontro a Nicosia, l’Alta Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, illustrerà le opzioni elaborate dalla Commissione per dare piena attuazione all’Articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea
Bisogna ricordare che ad oggi l’Ue ha poco potere quando si tratta di politica estera e di difesa. Da anni si parla, e si prova ad andare avanti, con il progetto di una difesa comune europea, sempre però ostacolato prima da uno poi da un altro Paese membro. In un contesto segnato dalla riconfigurazione dei rapporti transatlantici e dalla crisi del multilateralismo tradizionale, l’Ue è chiamata a ridefinire il proprio ruolo. Questo processo di revisione punta a rafforzare la coesione interna attraverso alleanze strategiche e un allargamento delle competenze storicamente lasciate ai singoli Stati membri. Nicosia rappresenta il primo passo verso la definizione di una nuova architettura della difesa comune. È l’occasione per delineare il futuro di un’Europa che sceglie di farsi protagonista, trasformando il proprio potenziale in una leadership globale autorevole e rispettata. Un’Unione pronta a consolidare il legame transatlantico su basi nuove, agendo come un partner strategico solido, capace di garantire sicurezza e stabilità in piena autonomia.







