Matilde Borgogno, la più giovane consigliera comunale d’Italia, eletta a Vigasio (VR), unisce la presidenza della Consulta Studentesca di Verona e la vice coordinazione regionale in Veneto all’impegno amministrativo, con un obiettivo chiaro: avvicinare i giovani alla politica.
La più giovane consigliera d’Italia: «Spero di non essere un caso isolato»
Ciao Matilde, nella recente tornata elettorale amministrativa sei stata eletta a Vigasio (VR) diventando la più giovane consigliera comunale d’Italia, che effetto fa?
È sicuramente una grande emozione, ma prima ancora una grande responsabilità. La fiducia ricevuta è tanta, ed ora bisognerà lavorare affinché ciò che è stato promesso e proposto si possa realizzare effettivamente.
Spero solo, però, di non essere un caso isolato. Ci sono tanti giovani ragazzi pronti a mettersi in gioco: spero davvero di riuscire a contattarli tutti e formare assieme una grande squadra, pronta a impegnarsi con determinazione e freschezza.
La scintilla della politica: il pensiero critico prima dell’ideologia
Come è nata la passione per la politica? Qual è stata la scintilla che ti ha fatto dire “voglio candidarmi e metterci la faccia”?
La passione per la politica credo sia nata fin da piccola: a casa mia si è sempre guardato il telegiornale e ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto fare la mia parte per cambiare in piccolo o in grande questo nostro mondo. Ecco, nella politica vedo lo strumento per rendere concrete alcune proposte e alcuni principi.
Ringrazio davvero i miei genitori, che avendo visioni politiche differenti, non mi hanno mai indottrinato verso un’unica corrente ma anzi, mi hanno insegnato l’arte del pensiero critico e della visione propositiva.
A Vigasio ho scelto di “metterci la faccia” soprattutto per la squadra con cui ho corso la campagna elettorale: una squadra giovane, con competenze diverse ma lo stesso obiettivo. Credo anche che non si possa sempre restare nell’angolo con grandi sogni in tasca. A volte serve rischiare, se il progetto nasce da un desiderio vero.
La rappresentanza studentesca come rampa di lancio
Sei Presidente della Consulta Studentesca di Verona e vice coordinatrice regionale in Veneto: che ruolo ha giocato la rappresentanza studentesca nella tua carriera fino ad ora?
La rappresentanza studentesca è stata la mia rampa di lancio: quella mi ha insegnato l’importanza dell’ascolto, che richiede tempo, coordinato con la proattività di proporre soluzioni concrete. L’ho detto all’orale del mio esame di Maturità e lo penso davvero. Questi anni di rappresentanza sono stati davvero impegnativi, soprattutto perché caratterizzati anche da un grandissimo lavoro di organizzazione capillare delle attività, sia nella mia scuola, sia nelle scuole di Verona e negli Uffici Scolastici.
È difficilissimo essere allo stesso tempo spettatori e organizzatori, ma ho davvero capito cosa significhi democrazia durante questi eventi.
I primi giorni in Consiglio: avvicinare i ragazzi all’amministrazione
Come sono stati i tuoi primi giorni in Consiglio Comunale? Quali sono le istanze e le proposte che porterai?
Il primo consiglio comunale è stato proprio un bel momento: cittadini, familiari e sostenitori tutti presenti per farci sentire la loro vicinanza in questo giorno così importante. Ovviamente siamo in una prima fase di insediamento, in cui tutti noi “nuovi” dovremo capire esattamente il funzionamento della macchina amministrativa, ma le proposte sono già tante. Io, assieme agli altri ragazzi giovani eletti, voglio impegnarmi su più fronti.
Primo tra tutti, avvicinare i ragazzi alla vita politica, non per forza in chiave partitica ma soprattutto amministrativa. Vorremmo portare i ragazzi in Consiglio Comunale, re-istituire il Consiglio Comunale dei Ragazzi e mostrare loro come ogni decisione sia frutto del lavoro condiviso, dell’impegno e della collaborazione.
Per i ragazzi più grandi, invece, vorremmo provare a organizzare delle serate in cui presentare i progetti dell’Unione Europea. Infine, proveremo a realizzare delle aule studio grazie all’intervento del PNRR, che ha permesso la costruzione di un nuovo asilo d’infanzia e nido: in questo modo potremmo recuperare le strutture del vecchio edificio e convertirle in uno spazio culturale, dove i ragazzi possano trovarsi e studiare assieme.
Il Veneto che crede nei giovani: «Il merito è degli elettori»
Sei stata ricevuta poco tempo fa dal Presidente Stefani, il più giovane governatore d’Italia; il Veneto è sempre di più una terra che crede nei giovani, anche dopo l’elezione di Venturini a sindaco di Venezia. Qual è secondo te il motivo, e a quale figura politica presente o passata ti ispiri?
Vero, sono stata ricevuta dal presidente Stefani il mese scorso. È stato un bellissimo incontro, in cui ho avuto la possibilità di raccontargli alcuni dei progetti del nostro comune e ricevere da lui consigli pratici per chi è alle prime esperienze politiche. Il Veneto è sempre più una regione giovane, e credo che oltre ad esserne fieri, il merito sia da riconoscere agli elettori. Sono loro che stanno credendo in noi, nella freschezza delle nostre idee e soprattutto ci lasciano la possibilità di esprimere e realizzare ciò che immaginiamo.
Se la nostra idea di mondo funzionerà o meno, sarà il tempo a dirlo, ma intanto dobbiamo essere grati per avere lo spazio e la possibilità di provare a realizzarlo.
Europa e multilateralismo: colmare la distanza con i giovani
Si dice che i giovani guardino all’Europa e in generale al multilateralismo con atteggiamento positivo, anche se il problema più comune è la distanza tra istituzioni e cittadini. Sei d’accordo? Quali sono secondo te i passi che le organizzazioni internazionali principali (UE e ONU) devono compiere per avvicinare i giovani?
Credo che la mia generazione abbia la possibilità di viaggiare tanto, fisicamente ma anche solo connettendosi online. È un grande privilegio, che ci apre le porte a nuove amicizie, conoscenze e di conseguenza capacità. Vedere come la stessa cosa venga fatta in nazioni e modalità diverse ci rende sempre più capaci di cambiare, migliorare e prendere il meglio di tutte le situazioni che visitiamo. È proprio per questo, credo, che c’è un grande desiderio di viaggiare, ma anche di fare tirocini o esperienze lavorative all’estero.
In questo, le istituzioni devono essere le prime a proporsi di aiutare chi ha questi desideri: devono diffondere quanto più possibile tutte le opportunità e aiutare con la compilazione dei moduli e delle procedure.
Inoltre — ma la sfida credo sia non solo dell’UE o dell’ONU, bensì di tutto il mondo politico nella sua complessità — bisogna utilizzare bene queste nuove forme di comunicazione che abbiamo a disposizione, che permettono un contatto diretto, senza intermediari, con tutti i cittadini.







