Doveva essere la misura da presentare agli italiani con tanto di annuncio. Invece il decreto Bollette, per la seconda volta in una settimana, è uscito dal Consiglio dei ministri senza il via libera. Dopo il rinvio del 28 ottobre, anche la riunione di giovedì 5 novembre si è chiusa con un nulla di fatto, e il testo dovrebbe tornare sul tavolo lunedì 9.
Cosa prevede il provvedimento
Il cuore del decreto, che nelle ricostruzioni giornalistiche viene chiamato anche Bollette bis, è un tetto al prezzo del gas usato dalle centrali termoelettriche. Il limite individuato è di 58,9 euro al megawattora, con l’obiettivo di ridurre il costo dell’elettricità per famiglie e imprese: secondo le stime circolate, il taglio delle bollette potrebbe aggirarsi intorno al 10%. Se il testo verrà approvato, gli sconti dovrebbero partire dal primo gennaio 2027.
Chi paga la differenza
Ed è qui che nasce il problema. Il meccanismo prevede che una parte del costo ricada sui clienti con contratti a prezzo variabile, mentre il resto resti a carico dei produttori di energia, che riceverebbero soltanto un ristoro parziale, con un rimborso che non potrebbe superare i 15 euro al megawattora. Un impianto che i produttori giudicano insoddisfacente, tanto che il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha avviato con loro un confronto serrato per rivedere i criteri di ripartizione. Resta aperto anche il rischio, segnalato da più parti, che una quota dei costi finisca per trasferirsi in bolletta, riducendo i benefici attesi.
Perché è saltato ancora
Fonti governative parlano di approfondimenti necessari, con dubbi della Ragioneria su una parte della misura. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha negato problemi sulle coperture, anche nei rapporti con la Commissione europea, ma ha ammesso la necessità di verifiche tecniche, anche per la quantità di provvedimenti all’esame del governo. Per questo ha chiesto un parere all’Arera e la garanzia che i correttivi siano in linea con le regole di Bruxelles. Dal ministero dell’Energia fanno sapere che lunedì il testo verrà approvato nella stessa versione illustrata giovedì, ma sul quando il condizionale resta d’obbligo.
Le reazioni
Dalle imprese è arrivato un giudizio severo: Confimprenditori ha parlato di “tragicommedia”, denunciando che a pagare il conto dell’attesa siano migliaia di aziende in attesa da settimane. Le associazioni dei produttori, dal canto loro, chiedono interventi più strutturali, a cominciare dal disaccoppiamento tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas.
Cosa aspettarsi
Il passaggio di lunedì sarà un banco di prova per la tenuta del governo sul dossier energetico. Se il decreto verrà finalmente approvato senza ulteriori modifiche, resterà da capire se il compromesso con i produttori reggerà e quanto, alla fine, arriverà davvero nelle bollette degli italiani. Se invece slitterà ancora, l’esecutivo dovrà spiegare perché una misura annunciata da mesi continua a incepparsi.










