Dopo gli scontri e i saccheggi che hanno segnato Milano e altre città nelle ultime settimane, il governo ha scelto di rispondere con un nuovo decreto. Il Consiglio dei ministri lo ha approvato il 20 ottobre e il provvedimento è già in vigore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in attesa della conversione in legge. Si tratta del sesto intervento di questo tipo adottato dall’esecutivo Meloni.
Il nuovo reato di partecipazione violenta
La novità principale è un reato che non esisteva. Chi durante una manifestazione si unisce a un gruppo di almeno cinque persone armate di bastoni, mazze o altri oggetti contundenti per commettere violenze rischia da due a cinque anni di carcere e una multa tra 10mila e 20mila euro. Il testo prevede inoltre un’aggravante per i danneggiamenti commessi da gruppi organizzati e pene più pesanti per devastazione e saccheggio avvenuti nel corso di cortei. Diventano poi perseguibili d’ufficio le lesioni causate ad agenti e ufficiali di polizia nell’esercizio delle loro funzioni.
Minorenni e genitori
Il capitolo che più ha fatto discutere riguarda i giovani. Se è coinvolto un minore, a pagare i danni saranno i genitori, come spiegato dal ministro Piantedosi. Il fermo preventivo, già introdotto da un decreto precedente per le manifestazioni, viene esteso a chi turba la sicurezza nei luoghi affollati (le zone della movida, per esempio) e diventa applicabile anche ai minorenni.
Cosa è saltato dopo il confronto con il Quirinale
Il testo finale non coincide con quello annunciato la mattina stessa. È caduta la norma che avrebbe dato poteri di polizia giudiziaria ai militari, dopo le perplessità degli uffici del Quirinale, del Viminale e dei sindacati di polizia. Resta invece l’impiego dei soldati sul territorio: il decreto dispone l’invio di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, per una spesa di 4,7 milioni di euro. Un compromesso che mostra quanto la linea dura del governo debba fare i conti con i limiti costituzionali e con le riserve del Colle.
Il disagio degli agenti e il nodo del Parlamento
Il provvedimento arriva mentre una parte delle forze dell’ordine chiede di abbassare i toni. In un articolo pubblicato oggi da Repubblica, alcuni agenti raccontano di non voler essere la controparte dei ragazzi in piazza, e il quotidiano segnala un aumento dei feriti tra le forze dell’ordine e delle assenze per malattia nei giorni dei cortei. Intanto, nella maggioranza, la Lega continua a spingere su altre ipotesi, tra cui una cauzione a carico di chi organizza le manifestazioni.
Ora la palla passa alle Camere. Trattandosi di un decreto legge, le misure sono già operative, ma il Parlamento ha sessanta giorni per convertirle, con la possibilità di apportare modifiche. Sarà lì, tra emendamenti e dibattito d’aula, che si capirà se il centrodestra è disposto ad ascoltare le obiezioni sui diritti dei manifestanti e se il centrosinistra riuscirà a proporre un’alternativa credibile sul fronte dell’ordine pubblico.








