Lei è Livia Bonacini

Dalla rappresentanza universitaria all’impegno di partito

Livia, hai un percorso politico e istituzionale molto ricco: sei stata rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata e oggi ricopri il ruolo di Responsabile Nazionale della Formazione per Forza Italia Giovani. Quanto ha influito la militanza universitaria, spesso considerata una “palestra”, nella tua formazione politica e quali sono le differenze principali tra l’impegno in ateneo e quello in un movimento giovanile di partito?

La militanza universitaria è stata decisiva nella mia formazione politica. L’esperienza prima come rappresentante degli studenti in Dipartimento e poi nel Consiglio di Amministrazione non è stata solo sindacalismo studentesco. Mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con dinamiche istituzionali reali, dal dialogo con la Governance alla mediazione tra interessi spesso divergenti. In Ateneo ho imparato una lezione fondamentale: trasformare le idee in risultati concreti, ma soprattutto non fare promesse irrealistiche a chi sceglie di fidarsi di noi.

Il lavoro in Forza Italia Giovani è un’evoluzione di questo percorso. Non si tratta più soltanto di ascoltare e rappresentare una comunità, ma soprattutto per chi ricopre ruoli di responsabilità, di trasmettere una visione politica chiara e lavorare ogni giorno per far crescere il movimento e i nostri ragazzi.

Housing universitario: la sfida del caro affitti e le soluzioni in campo

Un tema cruciale per chi vive l’università, specialmente in una grande città come Roma, è quello del caro affitti e delle difficoltà per gli studenti fuorisede. Spesso si assiste a proteste, ma le soluzioni faticano ad arrivare. Dal tuo punto di vista, e considerando le proposte di Forza Italia, quali sono gli interventi strutturali necessari per garantire un reale diritto allo studio e un housing universitario accessibile?

Il tema dell’housing universitario è una delle priorità assolute per gli studenti. Però credo sia fondamentale partire da un dato di realtà: un’emergenza ignorata per anni non può essere risolta dall’oggi al domani con una bacchetta magica. Su questo serve onestà intellettuale.

Detto questo, un cambio di passo c’è stato ed è concreto. Lo dimostrano i 69.000 posti letto attivati grazie agli investimenti messi in campo dal Ministro Bernini, un’azione che punta a colmare un gap accumulato negli anni.

Nel breve periodo la chiave sta in un approccio pragmatico. Da un lato un’azione multilivello con un coordinamento forte tra Ministero, enti locali e atenei e dall’altro un’alleanza tra pubblico e privato. Il contributo del privato è essenziale per aumentare rapidamente l’offerta, riqualificare immobili esistenti e accelerare tempi che con la sola azione pubblica sarebbero ben più lunghi.

Tensioni negli atenei e difesa del pluralismo

Negli ultimi anni, le università italiane sono state teatro di forti tensioni, proteste e, in alcuni casi, di episodi di intolleranza che hanno acceso il dibattito sul clima negli atenei. Come giudichi la situazione attuale e cosa significa per te, da moderata e liberale, garantire la libertà di espressione e il pluralismo all’interno delle aule universitarie senza scadere nell’estremismo?

L’università per sua natura dovrebbe essere il luogo del confronto libero e della pluralità, ma oggi non è sempre così. Il clima è sempre più ostile e ad alimentarlo sono proprio i collettivi di Sinistra che vogliono imporre una visione unica.

È inaccettabile che, in nome di qualunque causa, si ricorra alla forza o alla delegittimazione per zittire chi la pensa diversamente. Tutte le voci degli studenti meritano rispetto. Per questo chi crede in un’università pluralista, aperta e moderata non può arretrare. Al contrario, deve avere il coraggio di esserci, di occupare quegli spazi con idee, proposte e uno stile di rappresentanza alternativo a ogni forma di estremismo.

Oggi difendere la libertà di espressione negli Atenei è una priorità. Opporsi alle derive ideologiche e affermare un’università pluralista e democratica non è solo una scelta politica, ma una responsabilità verso il futuro della formazione.

Il referendum sulla giustizia: verso la separazione delle carriere

Veniamo a un tema caldissimo: il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Forza Italia Giovani è in prima linea per il “SÌ” e tu stessa ricopri il ruolo di tesoriera del “Comitato Giovani Garantisti per il Sì”. Puoi spiegarci perché, dal vostro punto di vista, la separazione delle carriere è una priorità assoluta e in che modo questa riforma dovrebbe garantire una giustizia più equa per i cittadini?

Il referendum sulla giustizia di questo weekend è un’occasione unica per cambiare davvero le cose. Oggi giudici e PM appartengono alla stessa carriera ed è una commistione che indebolisce quel necessario equilibrio tra chi accusa e chi giudica.

La separazione delle carriere serve proprio a questo: creare percorsi distinti fin dal concorso e garantire due organi di autogoverno, i CSM, separati.

Cosa significa per i cittadini? Avere finalmente un giudice davvero terzo e maggiori garanzie di equità nei processi, in sintesi una giustizia davvero giusta.

Avvicinare i giovani ai temi istituzionali

Spesso la giustizia viene percepita dai più giovani come un tema distante, tecnico o “per addetti ai lavori”, eppure ha un impatto enorme sulla vita democratica del Paese. Come Responsabile della Formazione, in che modo state cercando di avvicinare i ragazzi a queste tematiche complesse e di far comprendere loro l’importanza di andare a votare a questo referendum?

Per avvicinare i giovani a un tema tecnico come la giustizia siamo partiti da un presupposto semplice: noi ragazzi vogliamo capire e vogliamo essere coinvolti.

Per questo siamo entrati nelle università, nei luoghi in cui si forma la nostra generazione, non per fare lezioni dall’alto ma per costruire un confronto reale, rendendo i giovani protagonisti di un tema che riguarda da vicino la qualità della nostra democrazia. Abbiamo affiancato a questo una comunicazione più chiara, fresca e accessibile. Il nostro obiettivo è semplificare i tecnicismi e rendere semplici concetti complessi, senza però mai banalizzare la battaglia che portiamo avanti.

La risposta che stiamo ricevendo è molto positiva: c’è voglia di comprendere, informarsi e partecipare alla vita pubblica. Questo ci conferma che la distanza tra giovani e istituzioni non è inevitabile, ma può essere colmata se si scelgono i giusti canali e si riconosce ai ragazzi il ruolo che meritano.

Convergenze oltre gli steccati ideologici

Per concludere, guardando al panorama politico giovanile italiano, al di fuori del perimetro del centrodestra, c’è un esponente o una figura che stimi particolarmente per la coerenza del suo impegno o per le battaglie che porta avanti, pur partendo da posizioni ideologiche diverse dalle tue?

Ci sono diversi giovani che pur non collocandosi all’interno del perimetro del Centrodestra si impegnano su battaglie spesso affini alle nostre di Forza Italia, soprattutto su alcuni grandi temi di ispirazione liberale, come la difesa dell’Europa e un approccio riformista orientato alla crescita. Questo dimostra che una politica moderata, pragmatica e di centro è capace di superare gli steccati ideologici e sono convinta che noi giovani riusciremo a costruire convergenze concrete che vanno oltre i colori e le appartenenze politiche.

Pietro Tramontano

Pietro Tramontano

Pietro Tramontano è il fondatore di Politicare, progetto nato per offrire ai giovani un'informazione politica apartitica e neutrale. Dal 2021 guida la crescita della testata, occupandosi di strategia, eventi e community. È Amministratore Delegato di DOOR SRLS e vanta esperienze in comunicazione istituzionale — tra cui AGIS — e come responsabile comunicazione in diverse campagne elettorali. Laureato in Scienze della Comunicazione.
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