Il percorso nella rappresentanza studentesca: la sfida di fare la differenza
Federico, sei rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione della Sapienza di Roma. Qual è il percorso che ti ha spinto a candidarti per un ruolo così centrale e, vivendolo dall’interno, quali ritieni siano le sfide e le responsabilità più importanti della rappresentanza studentesca oggi?
Ho iniziato a fare politica universitaria semplicemente perché mi appassiona, è una cosa che mi fa sentire vivo e mi piace. Se ripenso a quasi quattro anni fa, al post con cui mi sono candidato per la prima volta in assemblea di facoltà, ad economia, con la mia associazione, Sapienza Futura – di cui oggi sono orgogliosamente tesoriere – ricordo di aver scritto una frase: “fare la differenza è difficile”. E lo penso ancora oggi. Poi, due anni dopo, è arrivata la sfida per il CdA. Ti confesso che quella campagna elettorale è stata un’esperienza umana incredibile, in assoluto una delle più belle e intense della mia vita. Per me oggi la sfida più grande è combattere l’invisibilità. In un ateneo immenso come la Sapienza è fin troppo facile sentirsi solo un numero di matricola.
La responsabilità di chi fa rappresentanza è anche questa: dare un volto, un peso e una voce a quei numeri, portando la vita vera degli studenti nei tavoli in cui si decide.
La politica di prossimità: risposte reali ai bisogni quotidiani
Spesso nei tuoi interventi sottolinei l’importanza della “politica di prossimità”. Cosa significa concretamente per te questo concetto all’interno di una comunità vasta e complessa come quella della Sapienza? In che modo la rappresentanza può tradurre questa vicinanza in risposte reali ai bisogni quotidiani degli studenti?
È un concetto fondamentale che mi ha insegnato proprio Sapienza Futura. Significa non perdersi a disquisire dei “massimi sistemi” chiusi nelle stanze del Rettorato, ma calarsi nel vivo delle questioni offrendo strumenti tangibili.
Per noi politica di prossimità si traduce in azioni quotidiane: creiamo e gestiamo i gruppi WhatsApp per mettere in contatto gli studenti, organizziamo eventi di aggregazione, facciamo informazione costante e garantiamo un servizio di messaggistica attivo 24 ore su 24 per non lasciare mai nessuno da solo davanti a un dubbio. Queste sono solo alcuni esempi, la vicinanza si pratica così, risolvendo i problemi reali della nostra comunità, che sia anche solo rispondere ad una domanda. Significa capire che dietro a ogni pratica c’è una persona che ha bisogno di essere ascoltata, non di sbattere sempre contro un muro di gomma. Credo fermamente che questo approccio concreto, basato sul risolvere i problemi quotidiani e non sui proclami astratti, sia esattamente ciò che dovrebbe recuperare la nostra classe dirigente a livello nazionale.
Diritto allo studio e caro vita: le misure in Ateneo e la necessità di un intervento nazionale
Guardando all’attualità, di recente in CdA avete approvato un piano da 5 milioni di euro per il diritto allo studio, introducendo novità come il bonus psicologo e i rimborsi per il materiale didattico. Pensi che queste misure siano sufficienti a contrastare le crescenti disuguaglianze e il caro vita che colpisce soprattutto i fuorisede, o serve un cambio di passo strutturale anche a livello nazionale?
In CdA abbiamo fatto un passo di cui vado fiero. Aver approvato un piano da 5 milioni di euro introducendo ad esempio il bonus psicologo e i rimborsi per il materiale didattico significa rispondere a urgenze vere e non più rimandabili. So bene quanto pesi la pressione accademica: avere la serenità mentale per studiare non può essere un lusso per pochi, è un diritto. Detto questo, dobbiamo guardarci in faccia e dire le cose come stanno: 5 milioni sono uno sforzo enorme per il bilancio dell’Ateneo e un segnale politico fortissimo da parte nostra, ma non cancellano da soli il caro affitti o le enormi disuguaglianze che schiacciano i fuorisede.
L’Università sta facendo il massimo con le proprie risorse, ma per un cambio di passo strutturale serve investire seriamente sul diritto allo studio a livello nazionale.
Tensioni nelle università: garantire il diritto al dissenso e tutelare il dialogo
Negli ultimi mesi le università italiane sono state attraversate da forti tensioni, proteste e occupazioni. Si percepisce, in alcuni contesti, un clima di polarizzazione o addirittura di estremismo. Qual è la tua lettura di questa fase? Come si può garantire il diritto al dissenso mantenendo l’università un luogo di dialogo aperto e costruttivo?
Le università non sono bolle di vetro isolate dal mondo: assorbono e amplificano le scosse della società, ed è sano che gli studenti si mobilitino. Il dissenso è necessario per far evolvere le cose. Il problema profondo di questa fase storica, però, è la polarizzazione estrema che spesso azzera del tutto il confronto. Si può e si deve protestare, anche in modo duro, ma nel momento in cui si rifiuta a priori il dialogo o si impedisce all’altro di esprimere il proprio pensiero, l’università tradisce la sua stessa natura. Garantire il diritto al dissenso significa anche tutelare tutti gli spazi di critica, pretendendo però con fermezza che l’Ateneo rimanga il luogo del pensiero complesso. Un posto in cui ci si scontra anche aspramente sulle idee, ma mai per slogan vuoti o per partito preso.
Stima e rispetto oltre le appartenenze: l’impegno di Lorenzo Mazzocchetti
Nel panorama della politica studentesca e giovanile, c’è un esponente di una realtà diversa dalla tua che stimi particolarmente per il suo impegno e per la serietà delle sue battaglie?
In un contesto complesso come quello universitario, è facile cedere alla tentazione della tifoseria. Nel panorama attuale, ad esempio, nutro una sincera stima per Lorenzo Mazzocchetti. Fa parte della coalizione di Unifutura ed è alla guida di una grande organizzazione, Eolo, che si dedica alle politiche studentesche all’Università dell’Aquila. In un momento in cui in tanti usano la rappresentanza studentesca come trampolino di lancio per i partiti nazionali, è faticoso trovare chi porta avanti le battaglie per il suo territorio e per la propria comunità senza doppi fini.







