Giacomo Baiocchi, stratega social della Commissione europea in Italia, alla guida di @europainitalia, un profilo Instagram da record che ridefinisce i confini della comunicazione istituzionale.
Decifrare l’Europa: la sfida dei linguaggi digitali
Giacomo, nel tuo ruolo di Digital Leader della Commissione europea in Italia, hai il delicato compito di decifrare Bruxelles per i cittadini italiani che vi seguono sui social. Spesso l’Unione europea viene percepita come un’entità burocratica e distante. Quali sono le sfide principali nel comunicare l’Europa oggi e in che modo i nuovi linguaggi digitali possono colmare questa distanza?
La sfida è prima di tutto culturale, più che comunicativa. L’Unione europea viene spesso percepita come distante perché i suoi processi decisionali sono complessi e multilivello, mentre siamo abituati a semplificare o a leggere il dibattito in chiave politica. Questo crea uno scarto tra ciò che si decide e come viene percepito.
Il nostro compito è proprio quello di “ricucire” questa distanza: non solo tradurre il linguaggio, ma spiegare il senso delle politiche europee. In concreto, significa raccontarne l’impatto reale: cosa cambia nella vita quotidiana di un cittadino, di un’impresa, di uno studente.
Ed è proprio qui che i linguaggi digitali entrano in gioco. Sono fondamentali perché permettono di spostare il racconto dall’astratto al concreto, e dal tecnico al personale. Dal long form ai video brevi, passando per storytelling, podcast e formati partecipativi. Non si tratta di semplificare, ma di essere chiari e utili. E, soprattutto, di dare un volto umano alle istituzioni europee.
La collaborazione con i creator e le community verticali
Hai creato e sviluppato un network nazionale di creators e nuovi media per le attività di public diplomacy della Commissione. Come si costruisce una collaborazione efficace con i content creator senza rischiare di banalizzare messaggi istituzionali complessi, e quali sono i vantaggi di affidarsi a community verticali per parlare di temi cruciali come l’ambiente o il digitale?
Innanzitutto lasciami dire che questo è forse l’aspetto più divertente del mio lavoro. Mi ritengo fortunato a poter interagire quotidianamente con diversi creator (YouTuber, tiktoker, influencer, streamer, giornalisti digitali). Molti di loro hanno alle spalle storie curiosissime da raccontare e per me sono fonte di ispirazione. L’Italia è la terza creator economy dietro Spagna e UK e in dieci anni il panorama dei creator è triplicato. Si tratta di una vera e propria autostrada da esplorare per la comunicazione istituzionale.
La chiave è il rispetto reciproco dei ruoli. Noi non chiediamo ai creator di diventare istituzioni, e allo stesso tempo non rinunciamo alla solidità dei contenuti. La collaborazione funziona quando si costruisce su un terreno comune: autenticità, trasparenza e chiarezza degli obiettivi.
Per evitare la banalizzazione, è essenziale lavorare in co-creazione: fornire strumenti, dati, accesso, ma lasciare libertà espressiva. I creator non sono amplificatori, ma interpreti.
Il grande vantaggio delle community verticali è la fiducia. Un creator che parla di sostenibilità, tecnologia o diritti ha già un pubblico interessato e competente. Questo consente di affrontare temi complessi con maggiore profondità e credibilità rispetto ai canali istituzionali tradizionali.
Disinformazione e fiducia: il ruolo del Digital Services Act
In un ecosistema digitale sempre più inquinato, la disinformazione e le fake news rappresentano una minaccia concreta per le democrazie europee, come confermano i recenti report UE. Di fronte a questo scenario, qual è la strategia della Commissione: rincorrere e smentire le bufale, oppure adottare un approccio proattivo per educare i cittadini e costruire un “ponte di fiducia”? E che ruolo gioca il Digital Services Act in questa battaglia?
Smentire le fake news è spesso necessario, ma non sufficiente. È una strategia difensiva, ma ritorno alla questione della fiducia.
Si costruisce nel tempo con trasparenza, coerenza e presenza costante. Significa investire nell’educazione ai media (la cosiddetta media literacy), rafforzare la capacità critica dei cittadini e presidiare gli spazi digitali con contenuti affidabili e accessibili.
Oltre allo sforzo “educational” c’è poi quello di law enforcement. In questo contesto, il Digital Services Act rappresenta un passaggio fondamentale: introduce responsabilità più chiare per le piattaforme, aumenta la trasparenza sugli algoritmi e rafforza i meccanismi di contrasto ai contenuti illegali e dannosi. Ma la regolazione va accompagnata a uno sforzo collettivo per rendere più sano l’ecosistema informativo.
Trasformare il consenso giovanile in partecipazione attiva
Guardando alle nuove generazioni, i dati ci dicono che Millennials e Gen Z sono tendenzialmente molto favorevoli al progetto europeo, ma spesso mostrano un interesse limitato per le dinamiche politiche dell’Unione. Come si trasforma questo consenso passivo in una partecipazione attiva e consapevole, affinché i giovani diventino i veri protagonisti del futuro dell’Europa?
Il punto è proprio questo: il consenso c’è, ma spesso resta silenzioso. La sfida è trasformarlo in coinvolgimento reale.
Per farlo non basta parlare ai giovani, bisogna coinvolgerli. Significa creare occasioni concrete di partecipazione, dare spazio alle loro idee e farli sentire parte del processo, non semplici destinatari di messaggi. È quello che la Commissione sta facendo attraverso iniziative come i Citizen Panels o lo Youth Advisory Board.
C’è poi un tema di linguaggio e di contesto: bisogna essere dove i giovani già sono, nei loro spazi digitali e nelle loro community, e collegare l’Europa ai temi che percepiscono come urgenti, dal clima alle opportunità di studio e lavoro, fino ai diritti digitali e, perché no, la storia.
Quando capiscono che le decisioni europee hanno un impatto diretto sulle loro scelte di vita, l’interesse cresce in modo naturale. A quel punto il passaggio da consenso passivo a partecipazione attiva diventa molto più semplice. Certo, tra il dire e il fare… ma è una sfida entusiasmante!







