Sorveglianza biometrica e proteste, Benifei (Pd): “No a un’ICE in salsa meloniana”

Brando Benifei, eurodeputato del Pd, al Parlamento europeo di Strasburgo

In breve

  • Brando Benifei, eurodeputato del Pd e relatore dell’AI Act, risponde a Politicare sul riconoscimento biometrico e sulle proteste.
  • L’AI Act vieta il riconoscimento in tempo reale negli spazi pubblici, salvo casi eccezionali. Quello in differita è permesso, ma ad alto rischio.
  • Il decreto in vigore dal 30 settembre 2026 consente il riconoscimento facciale sulle immagini registrate solo dopo un reato. Benifei accusa il governo di averci provato e di voler riprovare.

Siamo partiti mostrandogli questo post sui social di Fratelli d’Italia.

Il post di Fratelli d’Italia: «Riconoscimento biometrico. Vigliacchi, non potrete più nascondervi»

“Questo post fa intendere che il riconoscimento biometrico possa essere usato come deterrente preventivo e come modo di indagine e identificazione nei confronti di chi compie reati. Questa è una materia strettamente regolata dall’AI act europeo che ho negoziato nel 2022-2023, che è stato approvato in via definitiva nel 2024 e che da agosto 2025 considera il riconoscimento biometrico in tempo reale una pratica vietata se non in casi eccezionali mentre considera come pratica permessa ma ad alto rischio e quindi strettamente regolata l’attività di riconoscimento non in tempo reale”

Brando Benifei, eurodeputato Pd, relatore e uno dei principali negoziatori dell’AI Act.

Riconoscimento biometrico in tempo reale: cosa vieta l’AI Act

“Significa che il riconoscimento biometrico (identificazione immediata tramite volti voce o altre caratteristiche fisiche) da parte di telecamere preventivamente accese in spazi pubblici – e quindi operanti in tempo reale – è vietato.

Un uso di questo tipo raccoglierebbe dati in modo massivo su un numero amplissimo di persone, generando una situazione di sorveglianza massiva generalizzata che andrebbe a coinvolgere tantissime persone che semplicemente si trovano casualmente sul luogo o su cui comunque non vi è alcuna necessità di identificazione a fini di indagini.

Le eccezioni a questo divieto sono limitate e riguardano la ricerca di criminali e vittime di crimini violenti, omicidi, rapimenti o concreti rischi di attacchi terroristici: in ogni caso, sempre con il vaglio di un magistrato, che sia esso immediato o, in casi ancora più eccezionali, entro 24 ore.

In questo modo vogliamo evitare che, in modo surrettizio, si mettano potenzialmente tutti i cittadini sotto controllo, ricostruendo cosa fanno e chi incontrano, anche facendo dialogare fra loro più telecamere biometriche. Una misura di stampo “cinese” o simile alle misure dell’ICE di Trump, una direzione che contraddice anche la nostra Costituzione” ci spiega Benifei.

L’uso in differita

Quanto all’uso non in tempo reale, invece, l’onorevole dem ci spiega che “è regolato per garantire la qualità del sistema utilizzato, la governance dei dati, un livello sufficiente di cybersecurity” e “consente di utilizzare normali registrazioni video sulle quali, successivamente, un sistema di AI può identificare persone specifiche che si stanno cercando”, quindi senza coinvolgere persone non rilevanti ai fini delle indagini.

Il governo e Piantedosi

Sia il divieto dell’uso della biometria in tempo reale sia la regolamentazione dell’uso in differita sono stati “fortemente osteggiati dal governo italiano, in piena sintonia con alcuni altri governi, fra cui quello di Orbán del tempo, per non avere limiti all’uso di queste tecnologie, così come per la polizia predittiva in stile Minority Report, ugualmente vietata dall’AI Act, che vieta le azioni di polizia basate solamente su predizioni dell’AI e senza alcun elemento fattuale a supporto, come invece avverrebbe in una normale indagine”

“Piantedosi fu molto attivo, insistendo insieme ad altri ministri dell’Interno europei affinché l’AI Act stralciasse questa parte e non regolasse le materie di polizia, ma non è riuscito nell’intento” ci racconta Benifei.

Il decreto di questa estate

“Hanno riprovato con il decreto di questa estate, che sono stati costretti a riscrivere profondamente a seguito sia delle nostre proteste sia delle pressioni a livello europeo, che in quei giorni hanno ricordato i limiti stringenti prescritti dalla norma. La prima versione del decreto permetteva di utilizzare la sorveglianza biometrica nei luoghi pubblici in modo del tutto indiscriminato e massivo, usando come scusa il fatto che i dati sarebbero stati messi in un cassetto per dieci giorni e utilizzati solo all’occorrenza, tentando quindi una formulazione elusiva della norma europea per aggirare il divieto. Il testo è stato cambiato grazie a queste pressioni, ma tutto quanto ho detto ci fa capire come ci abbiano provato, ci provino e continueranno a provarci” avverte Benifei.

“Ma noi non vogliamo uno Stato di polizia e non vogliamo un’ICE in salsa meloniana”

Domande frequenti

Cosa dice l’AI Act sul riconoscimento biometrico?

Vieta l’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico per finalità di polizia, salvo eccezioni. L’identificazione a posteriori è permessa, ma rientra tra gli usi ad alto rischio.

Quali sono le eccezioni al divieto?

La ricerca mirata di vittime di rapimento, tratta o sfruttamento sessuale e di persone scomparse. La prevenzione di una minaccia imminente alla vita o di un attacco terroristico. La ricerca di sospettati di reati gravi puniti con almeno quattro anni di pena massima.

Serve l’autorizzazione di un giudice?

Sì, per l’AI Act serve un’autorizzazione preventiva di un’autorità giudiziaria o di un’autorità amministrativa indipendente. In caso di urgenza si può chiedere dopo, ma entro 24 ore.

Cosa prevede il decreto 160 del 2026?

Adegua la legge italiana all’AI Act. Sulle immagini registrate nei luoghi pubblici il riconoscimento facciale si può attivare solo dopo un reato. Per cercare una persona indiziata serve il giudice per le indagini preliminari.

Per quanto tempo si conservano le immagini?

Sette giorni dalla raccolta. Poi vengono cancellate in automatico.

Chi è Brando Benifei?

È un eurodeputato del Partito democratico. Al Parlamento europeo è stato co-relatore dell’AI Act insieme a Dragoș Tudorache.

Foto: Ekō, via Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

Jacopo Esposito

Jacopo Esposito

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, con la passione per la politica. Editorialista di Politicare.

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