Il futuro del partito repubblicano e l’incognita Iran: L’intervista a Steve Clemons

Il 2026 si sta rivelando uno degli anni più densi e carichi di tensione della storia recente americana. Mentre Washington osserva con il fiato sospeso l’evolversi del conflitto in Iran, all’interno del Paese si sta consumando una battaglia non meno violenta per il controllo del Partito Repubblicano. Le elezioni di midterm di novembre rappresenteranno un banco di prova fondamentale per il futuro del movimento MAGA in ottica delle presidenziali del 2028.

Per questo motivo, abbiamo incontrato Steve Clemons, una delle figure più influenti e rispettate del giornalismo politico e della politica estera a Washington. Attualmente firma di punta di The National Interest e fondatore di Semafor (una delle media company più innovative a livello globale), Clemons è da decenni un osservatore privilegiato dei meccanismi del potere americano.

Nella sua prestigiosa carriera ha ricoperto ruoli di primo piano come Editor-at-Large per The Hill e The Atlantic, ed è noto al grande pubblico internazionale come conduttore del programma “The Bottom Line” su Al Jazeera English. Oltre all’attività giornalistica, Clemons vanta un importante background nel mondo dei think tank e della diplomazia: è stato Direttore Esecutivo fondatore del Nixon Center (oggi Center for the National Interest), ha servito come consigliere senior per la politica economica e internazionale del senatore Jeff Bingaman ed è stato Vicepresidente della New America Foundation, dove ha diretto il programma di strategia americana. Riconosciuto per la sua capacità di analizzare con accuratezza le diversi fasi della politica globale, nel 2025 è stato insignito del prestigioso Premio Urbino, dedicato ai grandi giornalisti americani che hanno saputo interpretare con rigore e acume i mutamenti della società contemporanea. La sua voce è considerata un punto di riferimento essenziale per chiunque voglia comprendere le evoluzioni interne al Partito Repubblicano e il ruolo degli Stati Uniti nel nuovo ordine mondiale.

Ecco i punti chiave che sono emersi nella nostra conversazione con lui a Washington.

Elezioni di Midterm

Clemons utilizza il termine giapponese Hakachu (parità) per descrivere l’attuale equilibrio precario alla Camera dei Rappresentanti. Secondo l’analista, i Repubblicani saranno destinati a perdere la maggioranza alla Camera:

“Tradizionalmente, il partito del Presidente fatica nelle midterm, ma oggi il vero problema è l’economia. Per gli americani, la priorità assoluta è il costo della vita. Il conflitto in Iran ha riportato a galla l’ansia per l’inflazione: i cittadini si chiedono se riusciranno ad arrivare a fine mese. Questo clima potrebbe spingere molti elettori verso i Democratici alla Camera, nonostante il loro partito sia profondamente diviso e privo di un messaggio coeso.”

La divisione all’interno del mondo MAGA sulla guerra in Iran

L’intervento in Iran ha creato un paradosso ideologico. Clemons evidenzia come per la prima volta ci sia una frattura visibile tra la leadership mediatica del movimento MAGA e la sua base:

“Pochi avrebbero previsto questa azione contro l’Iran data la retorica ‘America First’. Vediamo leader come Tucker Carlson e Marjorie Taylor Greene opporsi fermamente, parlando di tradimento. Eppure, i sondaggi dicono che il 90% della base sostiene Trump a prescindere dal contenuto delle sue azioni. Il punto non è la guerra in sé, ma la capacità di Trump di dimostrare controllo. Se l’elettore percepisce che Trump sta ‘gestendo’ la crisi senza farsi trascinare in un pantano, la sua popolarità rimarrà intatta.”

Il futuro del GOP: chi succederà a Trump nel 2028?

Guardando al 2028, Clemons avverte che la corsa per sostituire Trump potrebbe essere una gara aperta anche ad altri protagonisti e non solo chiusa tra Marco Rubio o JD Vance:

“Sarà un periodo politicamente disordinato e, metaforicamente, sanguinoso. Trump è un’eccezione alla politica: finché avrà potere, terrà le carte vicine al petto, flirtando ora con Vance, ora con Rubio. Ma nel momento in cui diventerà una ‘lame duck’, cioè un’anatra zoppa, assisteremo a un tutti contro tutti. Gli americani amano votare i governatori, persone che sentono vicine, e scommetto che vedremo emergere cinque o sei candidati che oggi non stiamo nemmeno considerando, pronti a tutto pur di ereditare la ‘magia’ di Trump.”

Pete Hegseth: l’uomo sacrificabile

Nella sua analisi dell’intervento statunitense in Iran, Clemons preede che in caso di prolungamento del conflitto, il segretario della Guerra possa essere licenziato da Trump:

“Hegseth si sta comportando come un ‘cheerleader’ del conflitto, apparendo quasi come un guerrafondaio. Questo lo rende estremamente vulnerabile. Credo che Trump lo stia lasciando esporre apposta: se la situazione in Iran dovesse degenerare o se il vento politico cambiasse, Hegseth diventerebbe il perfetto capro espiatorio. Espellendolo, Trump potrebbe cambiare rotta rapidamente, mantenendo la sua immagine di leader che non vuole ‘guerre infinite’.”

Mattia Mazzonetto

Mattia Mazzonetto

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