Si parte. Da domani 31 marzo, in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, inizierà l’iter per il disegno di legge elettorale. Per Giorgia Meloni è una priorità assoluta, fondamentale per garantire una stabilità ai prossimi Governi. Il filo è sottile, i rischi non sono pochi e scongiurare lo spauracchio del voto anticipato è probabilmente il primo degli obiettivi. Si proverà a intavolare un dialogo con le opposizioni, ma in questo momento ogni passo falso potrebbe essere decisivo ed Elly Schlein, Giuseppe Conte e tutto il campo largo non faranno sconti.
Come funziona l’attuale legge elettorale in Italia (Il Rosatellum)
L’iter avrà, dunque, inizio domani con il testo presentato dal centrodestra insieme alle otto proposte sulla stessa materia depositate dall’opposizione. Ma qual è l’attuale legge elettorale in Italia? Oggi in Italia è in vigore il Rosatellum, un sistema elettorale misto a separazione completa. Per entrambe le Camere, infatti, la ripartizione è per il 37% dei seggi assegnato con sistema maggioritario a turno unico, dove è eletto il candidato più votato; per il 61%, invece, la ripartizione è di tipo proporzionale tra le coalizioni e le singole liste (a patto che abbiano superato le soglie di sbarramento). Per la Camera la ripartizione è su base nazionale, mentre per il Senato su base regionale; Il restante 2% è riservato al voto degli italiani residenti all’estero (8 deputati e 4 senatori). Un tema dell’attuale legge elettorale è quello dell’assenza delle preferenze. Infatti, l’attuale legge elettorale prevede che i candidati siano eletti in base all’ordine di presentazione stabilito dalla lista stessa.
E la nuova legge elettorale?
Per il centrodestra la riforma della legge elettorale “si inserisce in una fisiologica attività di revisione normativa, finalizzata a valorizzare l’assetto complessivo del sistema e a renderlo maggiormente capace di esprimere maggioranze parlamentari riconoscibili e stabili, nel rispetto del pluralismo politico”. I punti principali della nuova legge elettorale riguardano: l’eliminazione della componente uninominale; l’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale; l’introduzione di un premio di governabilità numericamente predeterminato, con 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato, assegnato alla lista (o coalizione) che abbia conseguito la maggiore cifra elettorale e almeno il 40% dei voti validi nell’assemblea di riferimento; la previsione di un turno di ballottaggio, nel caso in cui le prime due liste o coalizione di liste, pur non avendo raggiunto il 40% dei voti validi abbiano conseguito almeno il 35% dei voti validi; soglia di sbarramento al 3%; indicazione obbligatoria del nominativo da proporre per l’incarico di Presidente del Consiglio direttamente alla presentazione delle liste.
I nodi da sciogliere per Giorgia Meloni
Non sono pochi gli ostacoli che portano alla nuova legge elettorale. La Premier deve guardare ad un dialogo con le opposizioni che, dopo la vittoria del “No” al Referendum, diventa indispensabile. Giuseppe Conte a Repubblica non sembra mostrare una grande apertura: “Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo. Noi siamo tradizionalmente per le preferenze e poi non potremmo mai accettare premi di maggioranza che stravolgono i risultati delle urne”. In generale, la tesi delle opposizioni, è che la nuova legge elettorale favorirebbe il centrodestra, senza mezze parole. I nodi però per Meloni sono anche in casa, non a tutta la compagine governativa piace il premio di maggioranza, ma soprattutto il ballottaggio che vede sia i dubbi di FI che della Lega.
La partita era già delicata prima del risultato del Referendum, ma oggi sulla legge elettorale si gioca gran parte del futuro del Governo Meloni.







