Doppio stop politico per il governo Meloni sul riconoscimento facciale. In commissione Affari europei della Camera è saltato il voto sullo schema di decreto legislativo, mentre da Bruxelles arriva un monito chiaro: il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico è vietato dal regolamento europeo sull’IA.
Il rinvio in commissione: come si è arrivati al blocco
Il voto era atteso in commissione Affari europei della Camera, ma è stato rinviato per un “ulteriore approfondimento”. Secondo ricostruzioni parlamentari, Forza Italia aveva inizialmente depositato un parere favorevole che recepiva alcune criticità sollevate anche dall’opposizione; quel testo è stato poi ritirato, creando tensione in aula.
In Senato, intanto, la commissione Politiche Ue ha già espresso un parere, ma con un voto critico interno alla stessa maggioranza: la deputata forzista Cristina Rossello ha motivato perplessità, suscitando disappunto a palazzo Chigi. Lo schema di decreto resta comunque al vaglio delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i pareri di competenza.
Il monito di Bruxelles: “Pratica vietata negli spazi pubblici”
Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea, ha ricordato durante il briefing giornaliero che il regolamento sull’IA vieta l’uso del riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico. La norma, ha precisato, è già applicabile dallo scorso anno e diventerà pienamente esecutiva nel corso del 2026, con l’obiettivo esplicito di evitare che l’intelligenza artificiale sia usata per sorvegliare gli spostamenti quotidiani delle persone.
Il portavoce ha aggiunto di non avere tutti gli elementi sul dibattito italiano e di non voler anticipare giudizi, ma il richiamo al dettato europeo è netto.
I nodi tecnici più controversi: autorizzazioni, tempi e profilazione
Tra i punti più discussi c’è il comma 6 dell’articolo 8. Nei casi di emergenza – persone scomparse, vittime di sequestro o tratta – il testo prevede che l’uso del sistema di IA possa essere avviato dall’organo di polizia, con una comunicazione anche solo orale al magistrato. L’effetto, secondo le critiche, sarebbe un ampliamento dei poteri di sorveglianza senza autorizzazione preventiva del giudice.
I parlamentari del Pd sottolineano che l’articolo 10 introduce una profilazione di massa preventiva non prevista dall’AI Act, e che l’articolo 8 non richiede l’autorizzazione di un giudice per l’utilizzo dei dati biometrici. Per l’opposizione, il decreto andrebbe oltre il regolamento europeo.
Le reazioni politiche: maggioranza sotto pressione, opposizione all’attacco
Il Partito democratico lega il rinvio a divisioni interne alla maggioranza. Piero De Luca, capogruppo dem in commissione Politiche Ue alla Camera, ha parlato di un clima da “caserma” e di un provvedimento che rischia di spingere verso uno “stato di polizia”.
Marianna Madia, vicepresidente della commissione Affari europei, ha definito il rinvio “un fatto molto grave”, sostenendo che il parere della maggioranza – che pure metteva in luce criticità emerse nelle audizioni – non sarebbe stato gradito a palazzo Chigi.
Il senatore dem Filippo Sensi ha accusato la maggioranza di puntare allo “Stato di polizia”, descrivendo la misura come una “sorveglianza a strascico” e una “specie di Ice digitale”.
Anche il Movimento 5 stelle è molto critico. La deputata Vittoria Baldino ha collegato il tema del riconoscimento facciale al fallimento dei precedenti decreti sicurezza, citando i fermi preventivi e le schedature, e ha denunciato una giustizia “con due pesi e due misure”.
Il contesto: sicurezza, manifestazioni e la spinta di palazzo Chigi
Il governo spinge sul pacchetto sicurezza dopo gli episodi di violenza in Val di Susa e nei cantieri Tav, presentando il riconoscimento facciale come strumento di prevenzione e contrasto ai disordini. Secondo alcune letture, la tempistica politica sarebbe legata anche alla volontà di “battere il ferro” della propaganda contro i violenti nelle manifestazioni, approfittando del periodo estivo.
Le forze di maggioranza difendono la misura come necessaria per rafforzare la cooperazione tra forze dell’ordine e rendere più efficace il contrasto agli illeciti, con un maggiore coinvolgimento del Garante. L’opposizione risponde paventando una “profilazione di massa” e una deriva “da Grande Fratello”.







