Chi è Péter Magyar e cosa dobbiamo sapere sulle elezioni in Ungheria

Le elezioni che possono cambiare l’Ungheria 

Il 16 giugno 1989 l’Ungheria vide la sepoltura di Imre Nagy, ex primo ministro ungherese, e altri martiri della rivoluzione ungherese del 1956. A questi non era stata concessa una degna sepoltura, ma solamente una tomba senza nome dopo il loro assassinio da parte delle autorità sovietiche nel 1958. Quel 16 giugno 1989 tante voci si alzarono per celebrare la tanto attesa indipendenza ungherese dall’Unione Sovietica. Tra questi, un giovane ungherese, a cui era stato sconsigliato di parlare in pubblico in quella giornata perché troppo giovane, tenne un discorso sulla riconquistata libertà del suo popolo. Disse che la dittatura comunista era finita e che finalmente le generazioni del popolo ungherese che per decenni erano rimaste sotto il controllo totalitario dell’URSS vedevano la nascita di un vero sistema democratico. Quel giovane si chiamava Viktor Orbán.

Proprio quel giovane che nel 1989 parlava di libertà e democrazia, oggi è conosciuto come uno dei principali nemici interni dell’Unione europea, capo di quello stato membro che rende la vita difficile non solo ai suoi cittadini, per via di riforme illiberali e autoritarie, ma anche a tutto il resto dell’UE. 

Il declino del dominio assoluto di Fidesz dopo 15 anni di governo

Orbán, attivo in politica fin da prima della caduta dell’Unione Sovietica, governa l’Ungheria come capo di governo dal 2010 ed è uno dei pochi leader europei che, pur provenendo da uno Stato membro con un’influenza potenzialmente limitata, per via ad esempio della sua demografia, è conosciuto dalla stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE. Nel corso della sua carriera politica non ha mai nascosto le sue posizioni euroscettiche, ha anzi spesso usato il suo potere di veto in Consiglio europeo, come non ha mai nascosto le sue posizioni filo putiniane e filo russe. Non solo nella politica estera, ma anche in quella interna Orbán si è distinto per le sue posizioni illiberali. Nel corso degli anni, ha infatti ridotto l’autonomia del potere legislativo e giudiziario, cambiando leggi elettorali e la Costituzione per favorire il proprio dominio politico. Ad oggi, l’Ungheria è riconosciuta come un esempio di democrazia illiberale, ove le istituzione democratiche continuano ad esistere in maniera formale, ma sono indebolite dall’accentramento dei poteri dello stato nel ramo esecutivo, dalla limitazione del pluralismo politico e da un forte controllo sui media.

E settimana prossima, per la prima volta dopo 15, Viktor Orbán potrebbe vedere il suo partito, Fidesz, perdere alle elezioni parlamentari. Il 12 aprile infatti le cittadine e i cittadini ungheresi sono chiamati a votare e, per il momento, il maggior partito di opposizione Tisza è in vantaggio, secondo Politico e altre fonti, al 49% contro il 39% di Fidesz. Negli ultimi mesi Tisza è rimasto in testa ai sondaggi, guadagnando consenso in seguito a diverse scelte di Orbán, come quella di vietare il pride di Budapest e di ospitare Netanyahu in suolo ungherese nonostante il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale. In più, nelle scorse settimane un’inchiesta del Washington Post ha esposto i diretti contatti tra il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, e la sua controparte russa, Sergej Lavrov, durante gli incontri del Consiglio UE. A queste elezioni partecipano poi altri tre partiti minori, ovvero Demokratikus Koalíció, partito di centrosinistra nel gruppo europeo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Mi Hazánk Mozgalom, partito di destra affiliato a Europa delle Nazioni Sovrane e Magyar Kétfarkú Kutya Párt, un partito satirico che non ha mai eletto deputati né alle elezioni nazionali né a quelle europee. 

La strategia di Tisza, guidato da Péter Magyar, per l’Ungheria post-Orbán

Ma che partito è Tisza, e come ha fatto a conquistare tanto consenso dopo 15 anni di dominio di Fidesz? Il partito, il cui nome completo è Tisztelet és Szabadság Párt, ovvero Partito del Rispetto e della Libertà, nato nel 2020, non è il tipico partito di opposizione a un governo di destra che siamo abituati ad immaginarci, e forse è proprio per questo che piace tanto agli ungheresi. 

Infatti, siamo abituati a vedere partiti, o coalizioni, di centrosinistra come principali oppositori di governi di destra e con tendenze illiberali come quello di Orbán. Invece Tisza è a sua volta un partito di destra, sebbene più moderata, definito anche populista. L’obiettivo principale di questo partito è la lotta alla corruzione e alla cleptocrazia che, secondo i suoi esponenti, sta dilagando l’Ungheria a causa del sistema costruito negli anni dei governi Orbán. Il partito vuole sciogliere il Ministero della Propaganda, ad oggi responsabile della televisione pubblica e di diverse campagne di disinformazione, soprattutto nei confronti dell’UE. In più, tra i punti più importanti del suo programma, Tisza vuole ripristinare il corretto funzionamento dello Stato, garantendo quell’indipendenza che oggi tante entità pubbliche, come ad esempio la procura, non hanno. Queste posizioni sembrano riscuotere successo nell’elettorato ungherese, che rimane in larga parte conservatore. Allo stesso tempo, è probabile che la parte più progressista dell’elettorato scelga di ricorrere al voto strategico, sostenendo Tisza in quanto unico partito che, allo stato attuale, sembra avere concrete possibilità di battere Orbán. 

A capo di questo partito e programma c’è Péter Magyar. Avvocato e attivista, è stato membro di Fidesz, e vicinissimo collaboratore di Orbán, dal 2002 al 2024. Per via di contrasti ideologici e politici, pensa inizialmente di formare un nuovo partito, per poi decidere di unirsi a Tisza diventandone il leader e riuscendo a conquistare sette seggi su ventuno, circa il 30%, alle elezioni europee del 2024. Il partito aderisce al PPE, il più grande gruppo all’interno del Parlamento che nelle ultime elezioni, fatta eccezione per il 2019, ha avuto il potere di influenzare la scelta della Presidente della Commissione europea, secondo la logica dello Spitzenkandidat. Il PPE è considerato un gruppo di centro e centrodestra moderato con diverse anime. Per capirci, nel PPE ci sono Forza Italia, la CDU tedesca e i Repubblicani francesi. È importante tenere a mente che Magyar, per quanto apertamente contro le riforme portate avanti da Orbán negli ultimi anni, rimane un ex membro di Fidesz che per anni ne ha condiviso le posizioni. Allo stesso tempo, bisogna ricordarsi che per ora non abbiamo avuto modo di vedere Tisza al potere e che dunque non sappiamo davvero cosa aspettarci. Inoltre, né Magyar né gli altri esponenti di Tisza hanno mai assunto posizioni nette sui diritti civili, come l’aborto e i diritti per la comunità LGBT+, mantenendo una calcolata ambiguità strategica volta a non alienare l’elettorato più conservatore. Sulla stessa linea, Magyar non ha mai non ha mai proposto un’alternativa concreta alle politiche migratorie attuali, limitandosi a criticare la gestione burocratica di Fidesz senza però smentire la necessità di fermare l’immigrazione irregolare. Questa ambiguità rappresenta un segnale d’allerta, o perlomeno di cautela, per chi attende un cambio di rotta radicale da parte dell’Ungheria, lasciando in sospeso la questione se Tisza rappresenti davvero quella svolta democratica e pienamente europeista che in tanti attendono. 

Tra sospetti di complotto e riforme restrittive l’Ungheria si prepara a una scelta storica

A prescindere da questo, le elezioni in Ungheria hanno il potere di cambiare sia gli equilibri ungheresi che quelli dell’intera Unione europea. E questo lo sanno bene gli ungheresi, gli europei e anche i russi. A proposito di quest’ultimi, sono già tantissimi i casi riportati di propaganda russa sui social ungheresi e la presenza di bot usati per influenzare il voto, oltre alla vera e propria propaganda anti-UE che il governo ungherese sostiene da anni. In più, domenica 5 aprile è stato trovato dell’esplosivo al confine tra Serbia e Ungheria accanto al gasdotto TurkStream. Orbán ha riunito il Consiglio di difesa nazionale per valutare l’introduzione di misure speciali volte a garantire la sicurezza nazionale. Magyar ha denunciato l’accaduto accusando il governo di aver organizzato il ritrovamento dell’esplosivo e di aver inscenato, con il governo serbo come complice, il tutto così da riuscire a condizionare il voto. Il governo Orbán ha accusato l’Ucraina, che ha già smentito, di aver posizionato l’esplosivo vicino al gasdotto, il quale garantisce all’Ungheria l’approvvigionamento di gas russo. La campagna elettorale di Fidesz si è concentrata particolarmente sull’ostilità verso l’Ucraina ed esplicitamente verso il suo Presidente, Volodymyr Zelenskyy. Prima del ritrovamento dell’esplosivo, esperti di sicurezza avevano previsto la possibilità di possibili operazioni da parte del governo ungherese volte a screditare il partito di opposizione e di influenzare il voto a pochi giorni dalle elezioni.

Nonostante l’accaduto, il partito di Magyar è rimasto alto nei sondaggi e, secondo i recenti dati, potrebbe persino arrivare a una maggioranza parlamentare di due terzi. Tuttavia, la vittoria di Tisza e il suo potere nel Paese non sono da dare per scontati. Infatti, per via della riforma elettorale promossa da Orbán nel 2010, la quale ha appunto garantito all’Ungheria il titolo di “democrazia illiberale”, oggi il sistema elettorale è disegnato in modo da premiare in misura sproporzionata il partito più forte nei collegi uninominali e da rendere molto più difficile, per l’opposizione, trasformare il consenso in seggi. Magyar dovrà riuscire non solo a vincere le elezioni, ma anche a governare e smantellare gli equilibri di potere consolidati in quindici anni di governi Orbán, durante i quali è stato costruito un sistema pensato per mantenere il controllo dello Stato nelle mani di fedeli collaboratori presenti oggi in ogni suo apparato. 

Cecilia Ferrari

Cecilia Ferrari

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