In breve
- Scadenza: 31 dicembre 2026, per chi è già fuorisede per studio o lavoro.
- Chi può: chi vive in un’altra regione per studio o lavoro, per almeno nove mesi. Regole a parte per chi si cura fuori regione e per i caregiver.
- Dove: la domanda va al Comune dove vivi, non a quello in cui sei iscritto per votare.
- Come: con il modulo del Ministero dell’Interno, di persona o online.
- Per cosa: politiche, europee e referendum nazionali. Le comunali no.
C’è una data da segnare. Il 31 dicembre 2026. Chi studia o lavora in un’altra regione, e ci vive già, deve fare domanda entro quel giorno per votare lì alle politiche del 2027. Il modulo c’è. Il Ministero dell’Interno lo ha pubblicato il 15 ottobre, insieme alle istruzioni per i Comuni.
Aggiornato il 6 novembre 2026
La regola è nell’articolo 8 della legge 9 ottobre 2026, n. 180, la nuova legge elettorale. Cosa prevede lo abbiamo spiegato nella nostra guida al voto fuorisede. Qui ci sono i passaggi pratici. Uno per uno.
Prima di tutto: hai diritto?
I requisiti sono tre. Se ne manca uno, la domanda viene respinta. Lo stesso succede se arriva fuori tempo o senza documenti.
- La regione. Il Comune dove vivi deve stare in una regione diversa da quella del Comune nelle cui liste elettorali sei iscritto. Di solito è quello di residenza. Chi è di Bergamo e studia a Milano non può farlo. Chi è di Bari e studia a Bologna sì.
- I nove mesi. Conta la permanenza prevista, non quella già passata. Chi vive a Bologna per tutto l’anno accademico rientra.
- Il motivo. Studio o lavoro. Poi ci sono due casi a parte, con tre mesi invece di nove. Chi si cura in una struttura sanitaria fuori regione. Poi i caregiver familiari riconosciuti dalla legge. E i genitori o i familiari conviventi che accompagnano un minore in cura. Anche qui la persona assistita deve essere in cura fuori regione. Qui i tre mesi devono comprendere il giorno del voto.
Il voto da fuorisede vale per le politiche, le europee e i referendum nazionali, cioè abrogativi e costituzionali. Non per le comunali, le regionali e i referendum locali. E non riguarda chi è all’estero, per esempio in Erasmus. Lì valgono altre regole.
Passo 1: scarica il modulo
Il modello ufficiale è sul sito del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Viminale, allegato alla circolare n. 65 del 15 ottobre. È un PDF compilabile di due pagine. Diversi Comuni lo hanno messo anche sul proprio sito.
Si scrivono i dati personali e il codice fiscale. Poi il Comune in cui sei iscritto alle liste elettorali e l’indirizzo dove vivi adesso. Si sceglie il motivo e si indica dove studi o lavori, con il periodo. Infine l’anno in cui si vuole votare. Per chi fa domanda adesso è il 2027.
Passo 2: prepara i documenti
Servono due allegati.
- La copia di un documento d’identità valido.
- Un documento che provi che sei fuorisede. Per uno studente va bene il certificato di iscrizione all’università. Per un lavoratore il contratto o una dichiarazione del datore di lavoro.
Se il certificato non ce l’hai, c’è un’altra strada. La circolare ammette l’autocertificazione, come prevede il Dpr 445 del 2000. Il Comune però può controllare. E una dichiarazione falsa è un reato.
Passo 3: mandala al Comune giusto
Qui si sbaglia facilmente. La domanda non va al Comune in cui voti di solito. Va al Comune dove vivi, quello in cui vuoi votare.
Si può consegnare di persona all’ufficio elettorale. Oppure si manda online, con i canali che indica il Comune. Di solito è una mail o una PEC. Il Viminale ha chiesto a ogni Comune di pubblicare un avviso sul proprio sito, prima del 31 dicembre. Dentro ci devono essere i requisiti, il modulo e gli indirizzi a cui scrivere.
Alcune città lo hanno già fatto. Palermo e Pistoia, per esempio, hanno pubblicato l’avviso e raccolgono le domande. Se il tuo Comune non ha ancora scritto nulla, chiedi all’ufficio elettorale.
Il 31 dicembre 2026 è un giovedì, a ridosso di Capodanno. Meglio non aspettare l’ultimo giorno.
Passo 4: aspetta l’attestazione
Il Comune dove vivi controlla la domanda. Guarda le date, la regione e i documenti. Poi chiede al Comune in cui sei iscritto la conferma che hai diritto di voto. Lì nelle liste viene annotato che voterai altrove.
Entro il decimo giorno prima del voto il Comune rilascia l’attestazione di ammissione. C’è scritto il numero e l’indirizzo della sezione. Nel modulo si sceglie come averla. Per mail o PEC, oppure ritirandola all’ufficio elettorale.
I fuorisede votano nei seggi normali vicino al domicilio. Di norma non più del 10% degli elettori di ogni sezione.
E se la domanda viene respinta? Il Comune te lo comunica. In quel caso voti come sempre, nel tuo Comune.
Il giorno del voto
La legge chiede due cose. Un documento d’identità e l’attestazione. La circolare del Viminale aggiunge la tessera elettorale. Se l’hai persa, chiedi un duplicato al tuo Comune prima di partire.
Si votano le liste e i candidati del collegio dove vivi. Uno studente di Bari che vive a Bologna sceglie tra i candidati di Bologna.
Le scadenze, tutte
- 31 dicembre 2026. Per chi è già fuorisede per studio o lavoro. La domanda vale per le politiche e i referendum nazionali del 2027.
- Dopo il 31 dicembre. Chi diventa fuorisede nel 2027 ha 30 giorni da quando ha i requisiti. Mai oltre il 45° giorno prima del voto.
- Cure e assistenza. La domanda si fa fino al 45° giorno prima del voto.
Attenzione a un punto. La strada dei 30 giorni vale solo per chi diventa fuorisede dopo il 31 dicembre. Chi lo è già e salta la scadenza, nel 2027 vota nel suo Comune. Salvo due casi. Se dopo il 31 dicembre nasce una condizione nuova, per esempio un altro contratto. Oppure se rientra nei casi di cura e assistenza.
Il limite dei 45 giorni si conta dalla data del voto, che oggi non c’è. Chi ha i requisiti non deve aspettare il decreto.
La domanda si può anche ritirare, con le stesse modalità ed entro gli stessi termini. Chi l’ha fatta entro il 31 dicembre deve ritirarla entro quella data. Dopo, l’iscrizione resta per tutto il 2027. Voti nella città di domicilio, anche se nel frattempo sei tornato a casa.
Gli errori da evitare
- Scrivere al Comune sbagliato. La domanda va a quello dove vivi.
- Pensare che basti cambiare provincia. Al referendum del 2025 bastava. Adesso serve un’altra regione.
- Pensare che valga per sempre. L’iscrizione dura un anno. Per votare da fuorisede nel 2028 va rifatta entro il 31 dicembre 2027.
- Usarla per il sindaco. Alle comunali del 2027 si vota solo nel proprio Comune. E tra le città al voto ci sono Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna.
- Aspettare la data delle elezioni. Per chi è già fuori sede la scadenza resta il 31 dicembre. Anche se il giorno del voto non è ancora fissato.
Cosa cambia rispetto al passato
Il voto da fuorisede non è nuovo. Alle europee del 2024 c’era una prova per i soli studenti. Secondo il Viminale fecero domanda in 23.734. Si scriveva al proprio Comune e si votavano le liste di casa.
Al referendum di giugno 2025 la prova si è allargata a chi lavora e a chi si cura. La domanda andava già al Comune di domicilio. Bastavano tre mesi in un’altra provincia. Secondo il Viminale le domande furono circa 67mila.
Con la legge 180 il voto da fuorisede diventa una regola stabile, non più una prova. Ma è più stretta. Serve un’altra regione. E per studio e lavoro servono nove mesi. Chi nel 2025 ha votato a Milano venendo da Bergamo, alle politiche del 2027 dovrà tornare a casa.
La data delle politiche non c’è ancora. La legislatura finisce nel 2027 e le ipotesi le trovi nel nostro articolo su quando si vota alle politiche. La domanda però non aspetta il decreto.
Il modulo è di due pagine. Per chi è già fuori sede la scadenza è una sola. 31 dicembre.
Domande frequenti
Entro il 31 dicembre 2026, se vivi già in un’altra regione per studio o lavoro. Chi diventa fuorisede dopo il 31 dicembre ha 30 giorni da quando ha i requisiti, e comunque non oltre il 45° giorno prima del voto.
Al Comune dove vivi e dove vuoi votare, non a quello nelle cui liste elettorali sei iscritto. Si consegna all’ufficio elettorale oppure si manda online, con i canali indicati nell’avviso del Comune.
No. Con la legge 180 del 2026 serve un Comune in un’altra regione. Al referendum del 2025 bastava un’altra provincia, ma quella regola non vale più.
Un documento d’identità valido e l’attestazione di ammissione rilasciata dal Comune. La circolare del Viminale chiede anche la tessera elettorale.
No. Vale per politiche, europee e referendum nazionali. Per il sindaco e le regionali si vota solo nel proprio Comune.
Foto di copertina: Incola, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.









